Il seguente discorso fu tenuto da Russell Means nel luglio del 1980 davanti a migliaia di persone di tutto il mondo che si erano radunate per il "Black Hills International Survival Gathering", sulle Black Hills, nel Dakota del Sud, negli Stati Uniti. È il discorso più famoso di Russell Means. Membro della tribù Oglala Lakola, probabilmente è stata la personalità più conosciuta dell’American Indian Movement degli USA, fondato nel 1973 con l’occupazione di Wounded Knee. Means è stato anche attore, carriera che iniziò con il ruolo di Chingachgook nel film "L’ultimo dei Mohicani", autore e filosofo. È deceduto il 22 ottobre del 2012 a 72 anni.

Da quel che ci risulta, Means è stato il fondatore della prima repubblica nativa di tutto il continente americano, la Repubblica Lakota, nel 2007. Si avverte che la lettura è lunga.

Articolo originariamente pubblicato in inglese da Films For Action e destinata al libero sapere.

di Russell Means


”L’unico inizio possibile di un discorso come questo è affermare che io detesto scrivere. Il processo della scrittura è funzionale al concetto europeo di "valutazione" del pensiero. Ciò che è scritto ha un’importanza che è negata a ciò che è detto. La mia cultura, la cultura Lakota, ha una tradizione orale, quindi normalmente mi rifiuto di scrivere. È una delle forme in cui il mondo bianco distrugge le altre culture o la gente non europea, imponendo un’astrazione su una relazione basata sulla parola parlata.

Quindi ciò che voi leggete qui non è ciò che io ho scritto. E ciò che io ho detto e che qualcun altro ha scritto. Questa volta lo permetto perché sembra che l’unico modo di comunicare con il mondo bianco sia attraverso le foglie secche e morte di un libro. Non mi importa se le mie parole raggiungeranno i bianchi. Loro hanno già dimostrato nel corso della storia che non possono sentire, ascoltare, che non possono vedere; possono soltanto leggere (certo, ci sono eccezioni, ma le eccezioni semplicemente confermano la regola). Mi interessano di più i popoli indiani americani, studenti e altri, che hanno iniziato ad essere assorbiti dal mondo bianco nelle università e altre istituzioni. Anche se devo ammettere che è un interesse marginale perché è possibile avere la pelle rossa e una mente bianca; e se quella è la scelta di un individuo, che così sia, ma io non rappresento alcuna utilità per loro. Ciò è parte del processo di genocidio culturale portato avanti oggi dagli europei contro i popoli indiani americani. Mi interessano quegli indiani americani che hanno scelto di resistere a questo genocidio, e che potrebbero sentirsi confusi sul come procedere.

Sicuramente avete notato che uso il termine Indiano Americano piuttosto che Nativo Americano o Popoli Indigeni, o Nativi, o Amerindio quando mi riferisco alla mia gente. C’è stata un po’ di controversia su questi termini e francamente, a questo punto, lo trovo assurdo. Innanzitutto sembra che Indiano Americano è stato rifiutato per le sue origini europee – quanto è vero. Ma tutti i termini indicati sopra hanno origini europee; l’unica maniera di parlare in un modo non europeo è parlare di Lakota – o più precisamente, di Oglala, Brule, etc. – e dei Dineh, i Miccousukee, e tutto il resto delle centinaia di nomi tribali.

C’è anche una certa confusione sulla parola Indiano, una credenza errata. Molta gente crede che si riferisca in qualche modo al paese, India. Ma quando Colombo si bagnò nelle spiagge dei Caraibi, lui non stava cercando un paese che si chiamava India. Gli europei chiamavano quel paese HINDUSTAN nel 1492. Potete comprovarlo sulle vecchie mappe. Colombo chiamò i popoli che incontrò "Indio" ispirandosi all’espressione italica "in Dio".

Richiede un grande sforzo per qualunque indio americano non essere europeizzato. La forza per fare questo sforzo la si può trovare soltanto nei modi tradizionali, nei valori tradizionali che i nostri anziani conservano. Deve venire da quella connessione, dalle quattro direzioni, dai parenti: non può venire dalle pagine di un libro o da migliaia di libri. Nessun europeo potrà mai insegnare ad un Lakota ad essere un Lakota, a un Hopi ad essere un Hopi. Un master in "studi indiani" o in "educazione" o in qualunque altra disciplina non può fare di una persona un essere umano o dare la conoscenza sulle vie tradizionali. Soltanto può darti una mentalità europea, straniera.

Dovrei essere chiaro su un punto perché sembra che ci sia un po’ di confusione sul tema. Quando parlo di europei o di mentalmente europei, non mi sto permettendo false distinzioni. Non sto dicendo che da un lato sono la conseguenza di alcune migliaia di anni di uno sviluppo intellettuale europeo genocida e reazionario, che è cattivo; e dall’altro lato che c’è qualche nuovo sviluppo intellettuale rivoluzionario che è buono: mi riferisco qui alle così chiamate teorie del marxismo e anarchismo e di sinistra in generale. Io non credo che queste teorie possano essere separate dal resto delle tradizioni intellettuali europee. In realtà sono la stessa vecchia canzone.

È proprio questo ciò che è diventato il termine "efficienza" nella mente europea: qualunque cosa meccanica è perfetta; qualunque cosa sembri funzionare al momento – quanto significa considerare il modello meccanico quello corretto – è considerato giusto, anche quando è evidentemente falso. Questa è la ragione per cui "la verità" cambia così velocemente nella mentalità europea; le risposte che risultano da tale processo sono solo risorse transitorie, temporali e debbono essere continuamente scartate per favorire nuove risorse temporali che sostengano il modello meccanico mantenendolo (il modello) in vita.

Hegel e Marx furono eredi del pensiero di Newton, Cartesio, Locke e Smith. Hegel portò a termine il processo di secolarizzazione della teologia (per dirla con le sue stesse parole). Secolarizzò il pensiero religioso attraverso cui Europa concepiva l’universo. Poi Marx mise la filosofia di Hegel in termini di "materialismo", e ciò significa che Marx despiritualizzò tutto il lavoro di Hegel (secondo la stessa definizione di Marx): e questo è ora visto come il potenziale rivoluzionario di Europa. Gli europei potranno considerare il marxismo rivoluzionario, ma per gli indiani americani è semplicemente la ripetizione dello stesso vecchio conflitto europeo tra essere e avere. In Marx e nei suoi seguaci troviamo le radici di una nuova forma di imperialismo europeo profondamente connesso alla tradizione di Newton, Hegel e di altri.

Essere è una proposizione spirituale. Avere è un atto materiale. Tradizionalmente gli indiani americani tentano di essere le migliori persone possibili. Parte del processo spirituale fu ed è donare la ricchezza, condividerla, scartare i beni materiali per non accumularli, per non guadagnare o ottenere a discapito, a svantaggio degli altri. Per la nostra gente tradizionale crescere materialmente è un indicatore di uno stato falso dell’essere, invece per l’europeo è "la prova che il sistema funziona". Chiaramente sono due modi opposti di vedere la realtà; e il marxismo è molto lontano dalla maniera di vedere degli indiani americani. Ma soffermiamoci sulle principali implicazioni di questa forma di pensare; non è soltanto una discussione intellettuale.

La tradizione materialista europea di de-spiritualizzazione dell’universo è molto simile al processo mentale di desumanizzare una persona. E chi è più esperto nell’arte di disumanizzare altre persone? E perché? I soldati che hanno visto molte battaglie imparano a fare questo con i loro nemici prima di ritornare a combattere. Gli assassini lo fanno prima di uccidere. Le guardie naziste delle SS lo facevano con i prigionieri dei campi di concentramento. La polizia lo fa. I capi delle corporazioni lo fanno con i lavoratori che mandano nelle miniere di uranio o nelle acciaierie. I politici lo fanno con tutti. Ciò che accomuna tutti i gruppi che disumanizzano è il far apparire accettabile, normale uccidere o distruggere altre persone. Uno dei comandamenti cristiani dice "non devi uccidere", almeno non a essere umani, quindi l’imbroglio consiste nel convertire, mentalmente, le vittime in esseri non umani. Allora puoi proclamare la violazione dei tuoi propri comandamenti una virtù.

Il processo mentale della de-spiritualizzazione dell’universo funziona in modo tale da far diventare virtuoso distruggere il pianeta. Nel processo di disumanizzazione, termini quali "progresso" e "sviluppo" sono usati come parole di copertura, così come "vittoria" e "libertà" sono usati per giustificare stragi, carneficine. Per esempio, uno speculatore immobiliare può dire "sviluppiamo" una parcella di terreno aprendo una cava di ghiaia; sviluppo qui significa una distruzione totale e permanente. Ma nella logica europea è stata guadagnata qualche tonnellata di ghiaia con cui più terreni potranno essere sviluppati attraverso la costruzione di basi stradali. Infine, l’intero universo è aperto – secondo il modo di pensare europeo – a questo tipo di follia.

Qui probabilmente il punto più importante è il fatto che gli europei non avvertono alcun sentimento di perdita facendo questo. Dopotutto i loro filosofi hanno despiritualizzato la realtà, quindi per loro non c’è soddisfazione semplicemente nell’osservare la meraviglia di una montagna o di un lago o dell’essere persone, popoli. No, la soddisfazione è misurata in termini di ottenimento materiale. Quindi la montagna diventa ghiaia, il lago un liquido refrigerante per l’industria; e la gente si raduna per subire un processo di indottrinamento nelle fabbriche che gli europei amano chiamare scuole.

Ma ogni nuovo pezzo di quel "progresso" è un gioco d’azzardo per il mondo reale. Prendiamo ad esempio i combustibili fossili per l’industria delle macchine. Poco più di due secoli fa praticamente tutti usavano come combustibile la legna per i vari bisogni umani, per cucinare, per riscaldarsi. Nello stesso periodo arrivò la rivoluzione industriale e il carbone diventò il carburante principale mentre la produzione diventava l’imperativo sociale per l’Europa. La contaminazione iniziò a diventare un problema nelle città e per approvvigionarsi di carbone la terra iniziò ad essere lacerata, squarciata ovunque si fosse accumulato, ovunque si fosse concentrata una grande quantità di legna senza provocare danni all’ambiente. Dopo, quando la tecnologia di produzione fu perfezionata attraverso una serie di rivoluzioni scientifiche, il petrolio diventò il carburante principale. La contaminazione aumentò drammaticamente, e nessuno ancora sa quale sarà veramente il costo ambientale di pompare tutto quel petrolio dalla terra a lungo termine. E ora c’è una "crisi energetica" e l’uranio sta diventando il combustibile principale.

Almeno i capitalisti punteranno sullo sviluppo dell’uranio come carburante soltanto sempre e quando possano avere buoni profitti. Questa è la loro etica. I marxisti, invece, voglio sviluppare velocemente questo tipo di carburante semplicemente perché tra quelli disponibili è il più efficiente. Questa è la loro etica, e io non riesco a vedere quale delle due è preferibile. Come ho detto, il marxismo è lo schiaffo destro della tradizione europea. È la stessa vecchia canzone.

C’è una regola d’oro che può essere applicata qui. Uno non può giudicare la vera natura di una dottrina rivoluzionaria europea sulla base dei cambiamenti che essa propone all’interno della struttura di potere e della struttura sociale europea. La si può giudicare soltanto sulla base degli effetti che avrà sulle popolazioni non europee. Ciò perché tutte le rivoluzioni nella storia di Europa sono servite soltanto a rafforzare le tendenze e le capacità di Europa di esportare distruzione su altri popoli e sull’ambiente.

Sfido chiunque a dimostrare con un esempio che non è così.

E a noi popoli indiani americani, ci è chiesto di credere che una nuova dottrina rivoluzionaria come il marxismo cambierà gli effetti negativi della storia europea su di noi. Che le relazioni di potere europee saranno modificate ancora un’altra volta e che ciò sarà meglio per tutti noi. Ma che significa il marxismo veramente?

Esattamente ora, noi che abitiamo nella riserva di Pine Ridge, abitiamo in territori che la società bianca ha definito ”Aree Nazionali di Sacrificio”. Perché? Perché ci sono molti depositi di uranio qui e la cultura bianca (non noi) ha bisogno dell’uranio come materiale di produzione energetica. La forma più economica, la via più efficiente per l’industria di estrarre e gestire l’uranio è quella di scaricare qui i residui dei sottoprodotti delle zone di scavo. Esattamente qui, dove siamo noi. I residui sono radioattivi e faranno diventare la zona inabitabile per sempre. E questo è considerato dall’industria e dalla società bianca che la ha creata, un prezzo da pagare ”accettabile” per lo sviluppo delle risorse energetiche. In contemporanea stanno anche pianificando, come parte del processo industriale, il drenaggio delle acque freatiche sotto questa parte del Sud Dakota, così la regione diventerà doppiamente inabitabile. E stanno facendo la stessa cosa nelle terre dei Navajo e dei Hopi, fino alle terre del nord dei Cheyenne e dei Crow, e lo stanno facendo ovunque. Il 30% del carbone in Occidente e il 50% dei depositi di uranio negli Stati Uniti sono stati trovati sotto le terre delle riserve indiane, dunque non si può considerare questo argomento un tema di minore importanza.

Noi ci opponiamo a diventare un’area di sacrificio nazionale. Ci opponiamo ad essere trasformati in gente destinata al sacrificio nazionale. I costi di questo processo industriale non sono accettabili per noi. È un genocidio scavare qui per l’uranio e succhiare le acque freatiche non lo è di meno.

Ora supponiamo che nella nostra resistenza allo sterminio cominciassimo a cercare alleati (ne abbiamo). Supponiamo che abbracciassimo le parole del marxismo rivoluzionario: che non intende altro che la totale caduta dell’ordine del capitalismo europeo che ha rappresentato una minaccia terribile per la nostra esistenza. Sembrerebbe un’alleanza naturale per i popoli nativi americani. Dopotutto, come dicono i marxisti, sono i capitalisti coloro che ci hanno dato il ruolo di popoli destinati al sacrificio nazionale. Questo è vero.

Ma, come ho cercato di evidenziare, questa verità è realmente ingannevole. Il marxismo rivoluzionario è impegnato nella continuazione e perfino nel perfezionamento del processo industriale che sta distruggendo tutti noi. Esso offre soltanto la ridistribuzione dei risultati – il denaro, forse – di questa industrializzazione tra un ampio settore della popolazione. Offre di prendere la ricchezza dei capitalisti e distribuirla; ma per fare ciò il marxismo deve mantenere il sistema industriale. È vero, le relazioni di potere all’interno della società europea dovranno essere alterate, ma ancora una volta gli effetti sui popoli nativi americani e dei popoli non-europei di altri posti del mondo rimarranno gli stessi. Questo è praticamente lo stesso che quando il potere della Chiesa fu ridistribuito tra i mercanti privati durante la così chiamata rivoluzione borghese. La società europea cambiò un po’, almeno superficialmente, ma la sua condotta verso i non-europei continuò ad essere la stessa. Puoi vedere ciò che la rivoluzione statunitense del 1776 ha rappresentato per gli indiani d’America. È la stessa vecchia canzone.

Il marxismo rivoluzionario, come fa la società "industriale" in altre maniere, mira a "razionalizzare" tutta la gente in relazione all’industria – maximum industria, maximum produzione. È una dottrina che disprezza la tradizione spirituale nativa americana, disprezza le nostre culture, i nostri stili di vita. Lo stesso Marx ci chiamò "pre-capitalisti" e "primitivi". Pre-capitalista significa che, secondo il suo punto di vista, prima o poi avremmo scoperto il capitalismo e saremmo diventati capitalisti; per i marxisti noi siamo sempre stati economicamente dei ritardati mentali. L’unica forma in cui i popoli nativi americani possono partecipare in una rivoluzione marxista è unendosi al sistema industriale, diventando operai delle fabbriche o "proletari", come Marx li chiamava. L’uomo fu molto chiaro sul fatto che la sua rivoluzione poteva avvenire soltanto attraverso le lotte del proletariato e sul fatto che l’esistenza di un sistema industriale massivo era una precondizione necessaria per il successo di una società marxista.

Io credo che qui c’è un problema linguistico. Cristiani, capitalisti, marxisti. Tutti loro sono stati rivoluzionari nelle loro menti, ma nessuno di loro rappresenta una rivoluzione. Ciò che loro intendevano era "continuazione". Loro fanno ciò che fanno per far sì che la cultura europea continui ad esistere e a svilupparsi a seconda delle sue necessità.

Quindi, per noi unirci alle forze del marxismo, significherà accettare il "sacrificio nazionale" della nostra casa, della nostra terra, della nostra patria; dovremmo commettere un suicidio culturale, industrializzarci ed europeizzarci.

A questo punto, ho bisogno di fermarmi e domandare a me stesso se sono troppo duro, troppo severo. Il marxismo ha un po’ di storia. Questa storia conferma le mie osservazioni? Io analizzo il processo di industrializzazione dell’Unione Sovietica fin dal 1920 e vedo che questi marxisti hanno fatto ciò che la Rivoluzione Industriale Inglese ci mise 300 anni a realizzare; i marxisti lo fecero in 60. Vedo che il territorio dell’Unione Sovietica conteneva un discreto numero di popoli tribali che sono stati stritolati, distrutti per aprire il cammino alle industrie. I sovietici si riferiscono a questo "fenomeno" chiamandolo "La Questione Nazionale": la questione se i popoli tribali avevano il diritto o no di esistere come popoli; e loro decisero che i popoli tribali erano un sacrificio accettabile per i bisogni industriali. Osservo la Cina e vedo la stessa cosa. Osservo il Vietnam vedo i marxisti imporre un ordine industriale sradicando, distruggendo i popoli indigeni delle montagne.

Sento famosi uomini di scienza sovietici affermare che quando l’uranio si sarà esaurito, troveremo delle alternative. Vedo i vietnamiti farsi carico di una centrale nucleare abbandonata dai militari statunitensi. L’hanno smantellata e distrutta? No, la stanno usando. Vedo la Cina far esplodere bombe atomiche, sviluppando reattori a base di uranio e preparando programmi spaziali con l’obiettivo di colonizzare, sfruttare i pianeti così come gli europei hanno colonizzato e sfruttato questo emisfero (il continente americano). È la stessa vecchia canzone, ma forse con tempi più rapidi questa volta.

La dichiarazione dello scienziato sovietico è molto interessante. Lui sa cosa significherà questa risorsa energetica alternativa? No, lui semplicemente ha fede. La scienza troverà il suo cammino. Sento dire a marxisti rivoluzionari che la distruzione dell’ambiente, la contaminazione, la radiazione, saranno controllate. Io li vedo agire con le loro parole. Sanno forse come queste cose saranno controllate? No, loro semplicemente hanno fede. La scienza troverà un cammino.

L’industrializzazione è ok e necessaria. Come lo sanno? Fede. La scienza troverà il suo cammino. Fedi di questo tipo sono da sempre conosciute in Europa con il nome di "religione". La scienza è diventata la nuova religione europea sia per i capitalisti che per i marxisti; sono veramente inseparabili; sono parte del pacchetto della stessa cultura. Sia nella teoria che nella pratica. Il marxismo chiede ai non-europei di abbandonare i loro valori, le loro tradizioni, la loro esistenza culturale. Noi tutti saremo degli industrializzati dipendenti della scienza in una società marxista.

Io non credo che il capitalismo è realmente responsabile della situazione che fa sì che gli indios del continente americano siano stati dichiarati "un sacrificio nazionale". No, è la tradizione europea; la cultura europea stessa ne è responsabile. E il marxismo è semplicemente la continuazione di questa tradizione, non una soluzione. Allearsi con il marxismo è allearsi con le stesse forze che dichiarano che noi siamo un sacrificio accettabile.

C’è un’altra via. C’è la via tradizionale Lakota e le vie dei popoli indios di America. È la via che sa che gli umani non hanno il diritto di degradare la nostra madre terra, che sa che ci sono forze aldilà di quelle che il pensiero europeo concepisce; che sa che gli umani devono essere in armonia in tutte le relazioni o che altrimenti le relazioni prima o poi elimineranno la disarmonia. Un’enfasi asimmetrica sugli umani da umani – l’arroganza europea di agire come se fossero al di sopra della natura di tutte le cose – può portarci soltanto a una totale disarmonia e a un riaggiustamento che elimina gli esseri umani arroganti, dando loro il sapore di quella realtà che non possono afferrare o controllare, e rinstaura l’armonia. Non c’è bisogno di una teoria rivoluzionaria per arrivare a questa conclusione; è aldilà del controllo umano. La gente della natura di questo pianeta lo sa e quindi non teorizza su questo. La teoria è un’astrazione; la nostra conoscenza è reale.

Distillato in termini basici, la fede europea – includendo la nuova fede nella scienza – è uguale a credere che l’essere umano è Dio. Europa ha sempre cercato il Messia, fosse esso l’uomo Gesù Cristo o l’uomo Karl Marx o l’uomo Albert Einstein. I popoli nativi americani sanno che ciò è totalmente assurdo. Gli umani sono le creature più deboli, così deboli che altre creature sono disposte a dare la propria carne per farci sopravvivere. Gli umani sono capaci di sopravvivere soltanto attraverso l’esercizio della propria razionalità poiché non hanno le capacità di altre creature di guadagnarsi il cibo con le zanne e gli artigli.

Ma la "razionalità" è una maledizione poiché può provare che gli umani dimenticano l’ordine naturale delle cose, diversamente dalle altre creature. Un lupo non scorda mai il suo posto nell’ordine naturale. I popoli nativi americano possono farlo. Gli europei lo fanno quasi sempre. Noi preghiamo ringraziando i cervi, ai nostri antenati, per permetterci di usare e mangiare la loro carne; gli europei semplicemente prendono per scontata la sua carne e considerano il cervo un essere inferiore. Dopotutto, gli europei si considerano pari agli dei nel loro razionalismo e nella loro scienza. Dio è l’essere supremo; tutto il resto deve essere inferiore.

Tutta la tradizione europea, includendo il marxismo, ha cospirato per sfidare l’ordine naturale di tutte le cose. La madre terra è maltrattata, violentata. C’è un enorme abuso di potere e questo non può continuare per sempre. Nessuna teoria può alterare questo semplice fatto. La Madre Terra si rivarrà, l’intero ambiente reagirà, e i maltrattatori e l’abuso saranno eliminati. I fatti chiuderanno il ciclo, per ripartire. Quella è la rivoluzione. E quella è la profezia della mia gente, del Popolo Hopi e di tutta la gente giusta.

Gli indiani americani hanno cercato di spiegare questo agli europei per vari secoli. Ma, come ho detto prima, gli europei hanno dato prova di essere incapaci di ascoltare. L’ordine naturale vincerà e i colpevoli criminali scompariranno, così come i cervi muoiono quando offendono l’armonia sovrappopolando un territorio.

È soltanto una questione di tempo fino a quando ciò che gli europei chiamano "una catastrofe maggiore di proporzioni globali" avrà luogo. Ed il ruolo dei popoli indiani del continente americano, e il ruolo di tutti gli esseri naturali, è quello di sopravvivere. Una parte della nostra sopravvivenza sta nel resistere. E resistiamo non per rovesciare un governo o per prendere il potere, ma perché è naturale resistere allo sterminio e sopravvivere.

Noi non vogliamo prendere il potere sulle istituzioni europee: noi vogliamo che le istituzioni europee spariscano. Quella è rivoluzione.

I popoli americani sono ancora in contatto con queste realtà, le profezie, le tradizioni dei nostri antenati. Noi impariamo dai nostri vecchi, dalla natura, dalle forze dell’energia. E quando la catastrofe sarà finita, noi, i popoli originari di questo emisfero, saremo ancora qui per abitarlo. Non mi importa se saranno pochi e vivranno su nelle Ande. I popoli nativi americani sopravvivranno e l’armonia sarà ristabilita. Quella è rivoluzione.

Quindi ciò di cui sto parlando qui non è un essere raziale, ma un essere culturale. Tutti coloro che appoggiano e difendono la visione della realtà delle culture europee e la sua industrializzazione sono essenzialmente i miei nemici. Coloro che si oppongono ad esse, che lottano contro di esse, sono i miei alleati, gli alleati dei popoli americani. E non mi importa un cavolo di che colore è la loro pelle. Caucasico è la terminologia bianca per la razza bianca: europeo è una mentalità a cui io mi oppongo.

I Comunisti vietnamiti non sono esattamente ciò che uno potrebbe considerare geneticamente caucasico, ma ora loro stanno agendo, funzionando, con menti europee. Lo stesso è vero per i cinesi comunisti, per i giapponesi capitalisti, per i cattolici Bantù o per Peter ”MacDollar” nella riserva Najavo o per Dickie Wilson a Pine Ridge. Qui non c’entra il razzismo, ma la consapevolezza della mentalità e dello spirito che costituiscono una cultura.

In termini marxisti suppongo di essere un "nazionalista culturale". Io lavoro prima con la mia gente, la gente tradizionale Lakota, perché condividiamo una visione del mondo comune e compartiamo una lotta immediata. Poi lavoro con altri popoli tradizionali americani, nuovamente per una certa comunanza nella visione della realtà e nella lotta. Aldilà di ciò, lavoro con chiunque abbia sperimentato la repressione coloniale di Europa e con coloro che resistono contro il suo totalitarismo culturale e industriale. Ovviamente, includo i caucasici genetici che lottano contro le norme dominanti della cultura europea. Gli irlandesi, i baschi mi vengono immediatamente alla mente ma ci sono molti altri.

Io lavoro prima di tutto con la mia gente, con la mia comunità. Altre persone che abbracciano una prospettiva non europea devono fare lo stesso. Io credo nello slogan ”fidati della visione di tuo fratello”, anche se voglio includere le sorelle in questo scambio. Io mi fido della comunità e della visione culturale di tutte le razze che naturalmente resistono contro l’industrializzazione e l’estinzione umana. Logicamente, individui "bianchi" possono condividere questa posizione soltanto se hanno raggiunto la consapevolezza che la continuazione degli imperativi industriali di Europa non rappresentano una visione sul futuro, ma un suicidio delle specie.

Bianco è uno dei colori sacri del popolo Lakota: rosso, giallo, bianco e nero. Le quattro direzioni. Le quattro stagioni. I quattro periodi della vita e del processo dell’invecchiamento. Le quattro razze umane. Mescola il rosso, il giallo, il bianco e il nero insieme e hai il marrone, il colore della quinta razza. Questo è l’ordine naturale delle cose. Quindi mi sembra naturale lavorare con tutte le razze, ognuna con il suo senso, identità e messaggio particolari.

Ma c’è un singolare comportamento tra i caucasici. Appena inizio a criticare l’Europa e il suo impatto su altre culture, si mettono sulla difensiva. Iniziano a difendere se stessi. Ma io non sto attaccando loro individualmente; io sto attaccando Europa. Personalizzando le mie osservazioni sull’Europa, loro personalizzano, si identificano con la cultura europea. E difendendo se stessi in questo modo, stanno essenzialmente difendendo una cultura della morte. Questa è una confusione che deve essere superata e in fretta. Nessuno di noi ha energia da sprecare in lotte così false e ingannevoli.

I caucasici hanno una visione più positiva da offrire all’umanità che la cultura europea. Io lo credo. Ma per poter raggiungere questa visione è necessario che escano dalla cultura europea – insieme al resto dell’umanità – perché possano vedere che cosa è Europa in realtà e cosa fa.

Aggrapparsi al capitalismo e al marxismo e a tutti gli altri "ismo" è semplicemente rimanere dentro la cultura europea. Non si può evitare questo fatto fondamentale. Farlo è una scelta. E la scelta è sulla cultura, non sulla razza. Capiate che scegliere la cultura europea e l’industrialismo, è essere mio nemico. E capiate che la scelta è vostra, non mia.

Questo mi porta indietro, a quegli indiani americani che sono alla deriva nelle università, nei quartieri poveri delle città e dentro altre istituzioni europee. Se tu sei là per resistere all’oppressore in accordanza con le tue radici originarie, sia così. Io non so come riesci a combinarle, a gestirle, ma forse avrai successo. Ma mantieni il tuo senso della realtà. Sii cosciente che stai per credere che il mondo bianco ora offra soluzioni ai problemi che esso stesso ci fa fronteggiare. Sii cosciente anche del fatto che stai permettendo che le parole dei popoli nativi americani siano distorte a favore dei nostri nemici. Europa ha inventato la tradizione di rivoltare le parole. Devi soltanto vedere i trattati tra i popoli Indiani di America e i vari governi europei per sapere che è vero ciò che dico. Prendi forza da chi sei.

Una cultura che regolarmente confonde la rivolta con la resistenza non ha niente di utile da insegnarti, nessuna forma di vita da offrirti. Gli europei hanno perso da molto tempo ogni contatto con la realtà, se mai sono stati in contatto con chi tu sei quale indio americano.

Quindi suppongo che per concludere devo ribadire che guidare chiunque verso il marxismo è l’ultima cosa nella mia mente. Il marxismo è alieno alla mia cultura quanto lo è il capitalismo e la cristianità. Di fatto, posso dire che io non sto cercando di guidare nessuno verso qualcosa. Fino ad un certo momento della mia vita, ho cercato di essere un leader’ – nel senso in cui ai media occidentali piace usare quel termine – quando il Movimento Indiano Americano era una giovane organizzazione. Ma fu perché ero confuso, ma ora non lo sono più. Uno non può essere tutto per tutti. Non mi propongo di essere visto così dai miei nemici, io non sono un leader. Io sono un patriota Oglala Lakota. Questo è tutto ciò che voglio e di cui ho bisogno. E io mi sento molto bene con ciò che sono”.

Condividi questo articolo!


🌱 Vuoi supportarci? Visita il nostro eco-shop:

👁️ Guarda anche

Bakunin: il Ribelle

Il maggior rappresentante del movimento anarchico internazionale nell'Ottocento e, allo stesso tempo, il primo agitatore che cercò di dare una giustificazione teorica alla sua azione rivoluzionaria è stato Michail Bakunin, nato in Russia (a Tver, l'odierna Kalinin) da nobile famiglia il 30 maggio 1814 e morto il 1° luglio 1876. La sua vita si svolse prevalentemente in Occidente (in Svizzera, in Francia ed in Italia), alla cui cultura si era formato studiando la filosofia tedesca particolarmente di Fichte e di Hegel. Partecipò attivamente al 48 francese e all'insurrezione di Dresda del 1849.

Una panoramica sul Bioregionalismo

Il bioregionalismo è un approccio etico, politico, ideologico, legato al territorio in cui si vive, considerato come un insieme omogeneo dal punto di vista morfologico e da quello degli esseri viventi.

Rappresenta in un certo senso "l'intersezione" tra diverse anime culturali del movimento ambientalista: quelle tradizionaliste, (in senso eminentemente folclorico-ambientalista) e quelle localiste. Lo studio delle bioregioni utilizza largamente la Teoria degli Insiemi elaborata da Georg Cantor.

Si tratta quindi di considerare un territorio geografico omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che l'uomo avrebbe definito.

Organizzazione comunitaria e Rivolta contro la massificazione

In un mondo che si dipinge come pieno di libertà, svago, egoismo, di sviluppo tecnico e di progresso infinito verso uno stato di beatitudine e uguaglianza, si deve vedere infatti l'assoluto opposto. Come ha detto Hegel, viviamo in un mondo capovolto, dove la verità è essa stessa un momento del falso. Più questo mondo progredisce, più approfondisce le proprie conseguenze; più segue il proprio processo logico, più vediamo all'opera l'involuzione, più la realtà sprofonda nel degrado totale e in un non senso che rende la parola «nichilismo» sembra un eufemismo per descriverlo. C'è qualcosa di peggio del nichilismo («razionalità») e della scienza come base metafisica del mondo tecnico), è la «felicità di massa».

Makhnovia: il primo stato anarchico al mondo

La sperimentazione politica non era rara all'inizio del XX secolo. In Ucraina, dove le disastrose battaglie della prima guerra mondiale sul fronte orientale hanno lasciato vuoti di potere, c'erano opportunità per alcuni individui di tutto lo spettro politico di emergere con idee diverse. Ondate di uomini, armi e fondi hanno assicurato che questi nuovi movimenti potessero cristallizzarsi negli stati. Una di queste entità era Makhnovia.

Bakunin: lo Stato non è la Patria

Pochi sono al corrente del fatto che un illustrissimo pensatore e rivoluzionario, quale fu Bakunin, da molti considerato effettivo padre del movimento anarchico, abbia riflettuto parecchio sul concetto di patria e su come esso poteva essere conciliato con gli ideali libertari che lui propugnava; allo stesso modo in cui lo fece Mazzini in correlazione al repubblicanesimo. Bakunin che, consapevole del concetto di “identità et(n)ica”, non lo trascura e lo assimila nel suo pensiero, senza, per questo contraddirsi.

Primitivismo Primordiale

Il Primitivismo Primordiale, originariamente chiamato Primalismo, chiamato anche Feralismo o Animalismo, è un'ideologia libertaria fuori bussola che crede nella devoluzione dell'umanità in uno stato più animalesco.

Regno di Araucania e Patagonia

Il Regno di Araucania e Patagonia, chiamato anche Nuova Francia, è una micronazione fondata da un avvocato e avventuriero francese di nome Orelie-Antoine de Tounens nel Sud America meridionale a metà del 19° secolo. A quel tempo la popolazione indigena mapuche locale era impegnata in una disperata lotta armata per mantenere la propria indipendenza di fronte all'invasione militare ed economica ostile da parte dei governi di Cile e Argentina, che bramavano le terre mapuche per il loro potenziale agricolo.

L'Ecosofia del Comunitarismo Anarchico

Alcuni anni fa, un gruppo pagano greco credeva nella possibilità di creare un villaggio dove poter vivere e lavorare in base alle proprie convinzioni e interessi. Questa sarebbe forse la salvezza nel mondo moderno: il ritorno alla comunità.

Può essere assurdo per molti, ma è senza dubbio un colpo duro contro il processo di urbanizzazione e concentrazione di popolazioni in cui ci troviamo, e questo è già qualcosa. La battaglia del futuro sarà tra centralizzazione e decentralizzazione, tra potere centrale e periferia.

Cripto-Anarchismo

Il criptoanarchismo - o criptoanarchia - è la realizzazione nel cyberspazio di una forma di anarchia mediante l'uso della crittografia. Assicurando la riservatezza, l'autenticità e l'integrità delle loro comunicazioni, il software crittografico offre agli individui una totale libertà di scambio garantendo il loro anonimato e il rispetto della loro vita privata.

Proudhon, il primo anarchico

Pierre-Joseph Proudhon è stato un filosofo, economista, sociologo, saggista ed anarchico francese. Tra i principali teorici dell'anarchismo, fu il primo ad attribuire un significato positivo ai termini "anarchia" ed "anarchico", sino ad allora impiegati soltanto con un'accezione dispregiativa, come afferenti ai concetti di anomia ed entropia, anche dai suoi stessi pensatori e militanti del tempo (perfino da William Godwin, generalmente considerato un teorico ed esponente ante litteram dell'anarchismo).

La figura del Subcomandante Marcos

Il Subcomandante Marcos (in spagnolo: Subcomandante Insurgente Marcos), chiamato anche il “Delegato Zero”, è lo pseudonimo dietro il quale si celava il portavoce (vocero) dell'EZLN. Secondo il governo messicano, dietro il passamontagna che cela il volto del Subcomandante si nasconderebbe un laureato in filosofia ed ex-ricercatore dell'Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM): Rafael Sebastián Guillén Vicente (nato a Tampico, Messico, il 19 giugno 1957). Marcos ha tuttavia sempre negato di essere Rafael Guillén. Il 25 maggio 2014, durante un pubblico discorso, ha annunciato la sua scomparsa come personaggio pubblico e il passaggio di consegne ad altre realtà indigene dell'EZLN.

Contea Ecologica di Ca' Pallai

Non permettendo a nessun essere umano di accedere nella sua madrepatria, nel 2022 il governo del Flandrensis ha stabilito i "Territori d'Oltremare", consentendo ai cittadini di far riconoscere il loro territorio come contea ecologica, provincia, dipendenza della corona o colonia del Flandrensis.

L'obiettivo della Contea Ecologica di Ca' Pallai è quello di creare un pezzo di terra dove sia possibile vivere a stretto e rispettoso contatto con madre natura, organizzare eventi per promuovere modi di vivere ecologici.

Herbert Marcuse e il pensiero anti-autoritario

Herbert Marcuse è stato uno dei pensatori più influenti del Novecento, soprattutto è nota la passione che per lui avevano gli studenti in rivolta nei tardi anni sessanta. Il suo pensiero, intrinsecamente anti-autoritario, rispecchiava la volontà di cambiamento radicale che animava la protesta dei giovani in tutto il mondo occidentale; il suo rifiuto di ogni forma di repressione, il suo secco no alla civiltà tecnologica (in entrambe le declinazioni liberal-capitalistica e comunista-sovietica), lo resero il filosofo del "grande rifiuto" verso ogni forma di repressione.

Omonazionalismo

L'omonazionalismo è un'ideologia totalitaria culturalmente di estrema destra, terzoposizionista che abbraccia i diritti LGBT. L'omonazionalismo, su base letterale, vede la compatibilità tra omosessualità e nazionalismo. Storicamente, questo è espresso dal modo in cui vedono l'omosessualità come un modo per esprimere eroticamente il dominio sugli altri e opporsi all'influenza "corruttrice" dell'effeminatezza.

L’antirazzista Nick Land e le radici dell’Illuminismo Oscuro

Il filosofo britannico Nick Land, nato nel 1962, noto come padre di quel filone filosofico nato negli anni ’90, all’epoca della crisi delle ideologie, e sovente detto accelerazionismo, è poco conosciuto in Italia e nei paesi dell’Europa mediterranea; solo negli ultimi due anni due sue opere sono state tradotte in italiano: Collasso. Scritti 1987-1994 a cura della Luiss University Press, e L’Illuminismo Oscuro tradotto e curato dalla Gog Edizioni. Di quest’ultima opera ci si vuole qui occupare analizzandone alcuni aspetti che rappresentano le teorie innovative di Land e spesso utili per comprendere la nostra epoca.

Storie e Memorie dell'anarchismo italiano

Porsi la questione se è possibile studiare l’anarchismo attraverso i suoi legami associativi con l’obbiettivo di coglierlo come movimento nella seconda metà del 900, significa – contestualmente – porsi una serie di problemi che si intrecciano con la grande trasformazione che le relazioni internazionali e il contesto italiano subiscono negli anni dal 1945 in poi.

Etnobotanica, perché studiarla è importante?

L'etnobotanica è lo studio delle piante di una regione e dei loro usi pratici attraverso la conoscenza tradizionale di una cultura e di un popolo locali. Un etnobotanico si sforza quindi di documentare le usanze locali che coinvolgono gli usi pratici della flora locale per molti aspetti della vita, come le piante come medicinali, alimenti, sostanze intossicanti e vestiti.

Per una rete di Libere Comunità

L'idea di rimodellare il mondo e l'umanità, in virtù di una sfida non solo ecologica, ma economica, politica e sociale, ripensando al concetto di comunità e soprattutto di piccola patria ("small is better" direbbero gli inglesi o, meglio ancora, "less is more") è un'idea che, volenti o nolenti, terrà banco nel futuro prossimo.

La Machnovščina: l'utopia di Makhno

Nestor Ivanovič Machno fu l’ispiratore di un vastissimo movimento rivoluzionario contadino nell’Ucraina all’indomani della rivoluzione russa. Nonostante le difficoltà create dalla lotta contro le armate bianche, quelle nazionaliste e anche quelle bolsceviche, i contadini ucraini ridistribuirono in modo egualitario la terra, costruirono soviet efficienti e iniziarono la costruzione di quello che si definisce, socialismo libertario e questo senza alcun tipo di condizionamento, senza sentire l'esigenza di un partito guida.

Il Sindacalismo Rivoluzionario di Padovani

Aurelio Padovani fu uno dei personaggi più carismatici appartenenti al sindacalismo rivoluzionario del secolo scorso, promotore di un concetto di sindacalismo che univa a tratti alcuni schemi di sia del sindacalismo libertario, che di quello anarchico prendendo a piene mani da Proudhon, in una chiave contraria (ma non anti-) al sindacalismo marxista (Approfondimento: L'Anarco-Sindacalismo: Proudhon contro Marx).