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Porsi la questione se è possibile studiare l’anarchismo attraverso i suoi legami associativi con l’obbiettivo di coglierlo come movimento nella seconda metà del 900, significa – contestualmente – porsi una serie di problemi che si intrecciano con la grande trasformazione che le relazioni internazionali e il contesto italiano subiscono negli anni dal 1945 in poi.

E’ infatti imprescindibile, per valutare una reale presenza anarchica negli anni repubblicani, prendere in considerazione le enormi differenze che essi si trovano di fronte rispetto agli anni in cui il movimento era all’apice della sua diffusione e del suo radicamento sociale. Ciò significa, per molti aspetti, affrontare il problema di come l’Italia, nazione sconfitta, inizia il suo percorso ricostruttivo in termini istituzionali, materiali, ma anche economici e politici e, quindi, connettere l’anarchismo e le sue diverse fasi postbelliche con la costruzione della democrazia repubblicana e con la sua profonda trasformazione sociale.

Ragionando solo per punti, gli anarchici – sin dagli anni della Resistenza, ancor prima della ricomposizione in termini organizzativi avvenuta nel settembre 1945 a Carrara – si trovano ad affrontare questioni del tutto nuove. Innanzitutto il ruolo assunto dai partiti nella Resistenza, nei CLN e nei governi di Unità Nazionale, come soggetti fondativi delle prime istituzioni democratiche che l’Italia unita si apprestava a conoscere.

In secondo luogo l’egemonia che il PCI esercitava in forma diretta e indiretta sulle masse lavoratrici, anche attraverso la rappresentanza sindacale. Proseguendo negli anni si aggiunge poi la ricostruzione economica disegnata attraverso il Piano Marshall, che induce una serie di fenomeni sociali dirompenti: la fine dell’architrave rappresentato dal settore primario e la ripresa – nella sua declinazione interna – dei grandi flussi migratori che trasformano radicalmente la geografia urbana e sociale dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Seguiti da lì a poco dalla stagione dei movimenti intesi – in questo esempio – come momento di rottura fondamentale del tradizionalismo e del conservatorismo della società italiana.

Un fenomeno, quest’ultimo, che investe la società sia nei termini di una rottura di schemi radicati nel tempo, sia in termini di partecipazione diretta, e di progressiva laicizzazione delle istituzioni, sia – infine – in termini di apertura verso forme avanzate di società (si pensi ad esempio alle questioni legate alla famiglia, al divorzio, ma anche alla ripresa decisa dell’obiezione di coscienza e delle tematiche pacifiste ed antimilitariste) che avranno largo spazio dai primi anni Settanta in poi.

Alcuni di questi elementi sono presenti nei temi e nei principi dell’anarchismo delle origini e, in particolare, in quello italiano, quindi non incontrano molte difficoltà a penetrare all’interno del movimento a partire dall’inizio degli anni Sessanta; altri sono completamente nuovi (la trasformazione economica, la partecipazione elettorale di massa, il ruolo dei partiti, i rapporti a sinistra dello schieramento politico-sociale, la dimensione e il peso del pluralismo sindacale, i nuovi rapporti sociali e le nuove caratteristiche del militante politico, sia intermini di formazione, sia in termini di provenienza sociale), mentre ancora più dirompenti sono quelli provenienti dagli scenari internazionali: il ruolo egemonico svolto dalle due superpotenze nucleari, le guerre (dalla Corea al Vietnam, da Budapest a Praga), i movimenti di indipendenza dei paesi coloniali e la conquista della libertà, il fascismo in Spagna e le dittature in Grecia, Portogallo e in America Latina.

In tal contesto, innanzitutto, vanno metodologicamente inseriti alcuni elementi propri dell’anarchismo italiano, allorquando si presenta nuovamente sulla scena sociale italiana nel 1945.

Non è questo il luogo per ripercorrere anche brevemente le tappe che conducono il movimento anarchico italiano alla sua ricostituzione formale; basti solo accennare alle tante esperienze che quei militanti, diversamente tornati ad una politica attiva, compiono dal 1943 al 1945. Esperienze che ne segnano decisamente le scelte personali, ma anche quelle collettive, gettando le basi per i tanti contrasti e divisioni che ne caratterizzano la storia associativa nei decenni repubblicani.

E’ infatti molto diverso ciò che viene dibattuto per il futuro del movimento al nord e in parte del centro Italia durante l’occupazione nazifascista, rispetto a quello che viene elaborato nel sud della penisola velocemente entrato nel dopoguerra; saranno posizioni anche molto diverse che troveranno solo una momentanea sintesi al congresso costitutivo della Federazione Anarchica Italiana a Carrara nel settembre del 1945, e che – ben presto – vedranno emergere proprio la questione generale dell’attualizzazione del movimento rispetto alla società ed alla politica in formazione dalla fine del conflitto in poi. Contrasti e scontri che – centrati sulla questione organizzativa – ci permettono di cogliere l’entusiasmo dei militanti ma anche le loro difficoltà a rapportarsi con il nuovo scenario.

Un passaggio che ci induce ad una riflessione sulla mancata elaborazione intellettuale e del pensiero che l’anarchismo era stato costretto ad interrompere da tempo; è questo il secondo punto da porre in particolare evidenza: il continuo richiamo ai temi classici ed al pensiero di Errico Malatesta, infatti, pone in luce come l’elaborazione teorica e pratica per l’anarchismo italiano avesse subito una brusca rottura nella sua continuità, dovuta alla guerra ma ancor più al peso che la sconfitta nella Guerra di Spagna aveva avuto sui militanti.

Da un punto di vista generazionale siamo di fronte ad una sorta di anello mancante, rappresentato da quella generazione di militanti (Camillo Berberi in primis) che, pur nello sforzo intellettuale e nell’impegno nell’antifascismo e nella guerra, non era sopravvissuta al conflitto.

Il punto è che nell’immediato dopoguerra chi si ritrova a Carrara (unico momento in cui una Federazione anarchica riuscì a rappresentare larghissima parte del movimento, sempre inteso da tutti come una categoria più ampia), proviene non solo da esperienze talvolta molto diverse ma senza essere pienamente in grado di procedere – anche in termini di personalità – ad una riflessione ampia sull’attualizzazione del movimento anarchico italiano.

Terzo aspetto lo stalinismo; conosciuto in Spagna e combattuto in modo strenuo da tutti quei militanti, esso riappare sulla scena nazionale italiana – incarnato nell’URSS e nel PCI – considerati a tutti gli effetti dei nemici, ancor più dal momento in cui Togliatti attraverso l’amnistia da una parte contribuì ad una veloce normalizzazione e, dall’altra, ad un’epurazione sostanzialmente fallimentare.

Questi aspetti hanno, sulla dimensione quantitativa e sulla capacità di penetrazione sociale del movimento, effetti molteplici e contraddittori. Da una parte spinge ad una strenua difesa dell’identità e della tradizione che si rintraccia non solo nei comportamenti pubblici (le commemorazioni o le manifestazioni), volutamente considerati e giudicati veri e propri atti di reciproco riconoscimento culturale, sociale e di differenziazione, ma anche nei dibattiti interni e nei riferimenti congressuali.

Da un’altra costringe ancor più ad una posizione difensiva, destinata ad avere ripercussioni – in assenza di una elaborazione del pensiero – molto importanti sulla capacità di rivolgersi efficacemente alla società per come essa si stava ricostruendo e trasformando. Non trovare un rilancio e vedersi quasi schiacciati dalla preponderanza dei partiti e dal PCI in particolare, induce verso un rinchiudersi in sé stessi, avviando il movimento a vivere una profonda crisi in termini di militanza e di capacità di diffusione.

Quarto fra i tanti elementi che potrebbero essere presi in considerazione, è come il movimento tenta di reagire all’esterno. Sotto questo punto di vista la continua ricerca di uno sbocco della crisi è un elemento sempre presente, ma è destinato a scontrarsi sistematicamente sul principio organizzativo/associativo che deve o meno legare i militanti, e sul nodo delle alleanze. In tal senso gli aspetti ricostruttivi della storia del movimento negli anni della Repubblica, presentano molti spunti di interesse e ci lasciano significative tracce di vitalità, nella ricerca di possibili intese con la sinistra eretica ed anticomunista, ovvero con movimenti anche lontani dalle radici dell’anarchismo.

Sin dal congresso costitutivo della Federazione, dalla quale poco dopo si allontanerà un gruppo che andrà a fondare la Federazione Libertaria Italiana (FLI) e, più tardi, la rottura con coloro che proponevano la trasformazione dell’anarchismo in movimento orientato e federato (i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria – GAAP), seguita a metà anni Sessanta dalla nascita dei Gruppi di Iniziativa Anarchica (GIA) in risposta ad una ristrutturazione ritenuta autoritaria della Federazione, ma anche dal costituirsi di una Federazione Giovanile Anarchica (FAGI) e dai Gruppi Giovanili Anarchici Federati (GGAF, divenuti più tardi GAF), il movimento aveva ricercato una strada in grado di renderlo visibile e attuale nella società.

E’, questo, un dato di fatto che deve far superare la semplice analisi delle rotture congressuali e delle accuse deviazioniste che venivano rivolte a chi proponeva di osservare la realtà in modo anarchico ma in quadro profondamente diverso dalla prima metà del secolo, a favore di una chiave di lettura che oggi possiamo individuare negli sforzi e nella vivacità di un’area certamente minoritaria, ma importante se collocata nelle analisi dei movimenti esterni alla sinistra tradizionale.

In ultimo, ma solo per ragioni di spazio, l’incontro con la stagione dei movimenti e, in particolare, con il ’68. In questo caso non possiamo non sottolineare come gli anarchici giunsero in ritardo a quell’appuntamento, ma ci giunsero, ritrovandosi al centro – non tanto nella loro qualità di militanti, ma soprattutto nelle tematiche che emergevano – di un fenomeno sociale individuale e collettivo al tempo stesso, contraddistinto in molte sue espressioni da temi e slogan direttamente riferibili all’anarchismo.

Cosa accadde al movimento in quel passaggio, e soprattutto dopo quel passaggio, è ancora poco affrontato dalla ricerca storica. Certamente alcuni temi ricevettero uno slancio nuovo destinato (come nel caso dell’obiezione di coscienza) a radicarsi nella società ma ad essere distaccati dall’originale radice anarchica, per entrare in un’altrettanto importante dimensione libertaria; altri erano destinati ad emergere più tardi e ad essere declinati in modo anche differente ma sempre più diffuso (le tematiche antinucleari e la sensibilità ambientale); altri ancora ottennero risposte più complesse, e assorbite negli anni anche da altre forze politiche, ma assolutamente rilevanti nella ricerca dei fili di continuità dell’anarchismo italiano come fu – ulteriore esempio – nel caso di alcuni temi trattati dalla stampa periodica del movimento dagli anni Cinquanta in poi (è il caso dei temi connessi al controllo delle nascite, alla pedagogia, all’istruzione, al ruolo della famiglia, ma anche sul divorzio e sul diritto all’aborto). 


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Buddismo Anarchico

L'anarco-buddismo è radicato in tre verità fondamentali dell'universo, i sigilli del dharma:

  1. Tutto è in un costante stato di cambiamento, niente è permanente.
  2. Quella "sofferenza" esiste ovunque nel Samsara.
  3. Che tutto è privo di un "sé".

Quindi, non ci può essere uno "Stato perfetto" nel Samsara. Qualsiasi istituzione creata dall'uomo è impermanente oltre che imperfetta, poiché le persone e il mondo cambiano costantemente.

Inoltre, nessuna ricchezza materiale o potere politico garantirà alle persone una felicità permanente: la soddisfazione non illuminata è un'illusione che perpetua solo il Samsara.

La libertà individuale, sebbene sia un obiettivo degno per gli anarchici, è tuttavia incompleta, nella misura in cui preclude la nostra comune umanità, poiché non c'è, in definitiva, nessun "sé" che sia intrinsecamente distinto dal resto dell'universo.

Mutualismo Economico

Il mutualismo, chiamato anche proudhonismo o anarco-mutualismo (AnMut), è un'ideologia economicamente di sinistra (ma pro-mercato), anarchica e culturalmente variabile basata principalmente sugli scritti di Pierre-Joseph Proudhon.

Inoltre, è fortemente a favore della libertà individuale e può essere visto come l'ideologia unificante tra le scuole di pensiero anarchico sociale, individualista e di mercato, ed è stato molto influente nello sviluppo di altre ideologie anarchiche successive.

Il colore arancione rappresenta il suo voler essere una terza via tra il marxismo (rosso) e il capitalismo (giallo), mutuando libertà individuale e collettivismo.

La Società Naturale: una base per l'anarchismo verde

«Una comunità di non più di circa 500 persone, il massimo che una persona può conoscere, autonoma, autosufficiente e tecnologicamente disinteressata»

Non ne vale la pena. È una sorta di sporca utopia, ma le altre sicuramente non possono funzionare: capitalismo e socialismo si basano entrambi sulla teoria della "divisione del lavoro" che rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. La ricchezza del commercio e dell'industria non "gocciola giù". I raccolti dei contadini, la ricchezza, vengono mangiati o altrimenti consumati. Tutto ciò che resta da "gocciolare" ai contadini è fuliggine, liquami, rottami e prodotti scadenti.

La ricchezza del nucleo è causata, non dal commercio e dall'industria, ma dalla fame della periferia, la cui terra viene utilizzata per nutrire il nucleo.

Lo stato-nazione non è un contratto sociale tra governati e governatori; è una prigione in cui i governati sono, e sono sempre stati, costretti dalle leggi, nate dalla religione, a obbedire sotto pena di violenza. Come si evolverà allora la società senza queste costrizioni? Qual è la società naturale?

Proudhon e la sua Terza Posizione

Le idee di Proudhon non sono le nostre idee, non sono state nemmeno sempre sue. Hanno combattuto in lui e così spesso si sono distrutte a vicenda che la sua mente è definita il luogo d'incontro dei contraddittori. Avendo capito molto, questo grande oratore non è stato in grado di mettere tutto in ordine.

Proudhon, il primo anarchico

Pierre-Joseph Proudhon è stato un filosofo, economista, sociologo, saggista ed anarchico francese. Tra i principali teorici dell'anarchismo, fu il primo ad attribuire un significato positivo ai termini "anarchia" ed "anarchico", sino ad allora impiegati soltanto con un'accezione dispregiativa, come afferenti ai concetti di anomia ed entropia, anche dai suoi stessi pensatori e militanti del tempo (perfino da William Godwin, generalmente considerato un teorico ed esponente ante litteram dell'anarchismo).

Uno sguardo all'Anarco-Capitalismo

Il 19 luglio 2020 alcuni membri di Libere Comunità presso la micronazione del Bardo, hanno avuto modo di intraprendere un aperto confronto con degli esponenti di Movimento Libertario. Per quanto ognuno di noi sia rimasto sulle proprie convinzioni (ma sicuramente con qualcosa in più su cui ragionare!) l'incontro è sicuramente stato utile per poter criticare più lucidamente le contraddizioni della politica moderna, svincolati da luoghi comuni e preconcetti, oltre che ad avere idee più chiare su tale movimento.

Unabomber: la società industriale e il suo futuro

Nel 1971, Theodore John Kaczynski, detto Ted, si trasferì in una cabina remota senza elettricità o acqua corrente vicino a Lincoln, nel Montana, dove visse da recluso mentre imparava le abilità di sopravvivenza per diventare autosufficiente. Ha assistito alla distruzione della natura selvaggia che circondava la sua capanna e ha concluso che vivere nella natura stava diventando impossibile, decidendo di combattere l'industrializzazione e la sua distruzione della natura.

Sorel, il primo Sindacalista Rivoluzionario

Afferma Sorel: «il socialismo è una questione morale, nel senso che esso porta alla luce un nuovo modo di giudicare gli atti umani, oppure, seguendo una celebre espressione di Nietzsche, una nuova valutazione di tutti i valori».

Il proletariato non ha bisogno di guide: autorganizzandosi, invece, può rendersi consapevole della sua funzione rivoluzionaria. Contro la tesi marxista del proletariato organizzato in un partito, Sorel auspica - senza per questo riprendere le idee anarchiche di Michail Bakunin ma semmai quelle di Proudhon, il primo anarchico - che l'azione diretta, senza mediazione alcuna, sia lo strumento dell'azione rivoluzionaria.

Organizzazione comunitaria e Rivolta contro la massificazione

In un mondo che si dipinge come pieno di libertà, svago, egoismo, di sviluppo tecnico e di progresso infinito verso uno stato di beatitudine e uguaglianza, si deve vedere infatti l'assoluto opposto. Come ha detto Hegel, viviamo in un mondo capovolto, dove la verità è essa stessa un momento del falso. Più questo mondo progredisce, più approfondisce le proprie conseguenze; più segue il proprio processo logico, più vediamo all'opera l'involuzione, più la realtà sprofonda nel degrado totale e in un non senso che rende la parola «nichilismo» sembra un eufemismo per descriverlo. C'è qualcosa di peggio del nichilismo («razionalità») e della scienza come base metafisica del mondo tecnico), è la «felicità di massa».

L'Ecologia Libertaria

Il pensiero ecologico moderno matura negli anni Settanta e Ottanta alimentato, almeno in parte, dall’onda lunga e la grandissima risonanza di libri pionieristici come Primavera silenziosa di Rachel Carson (1962), che per primo aveva raccontato i danni di DDT e fitofarmaci sull’ambiente e la salute umana.

Durante le sue prime manifestazioni, il movimento ambientalista inizia un’analisi dello stato del pianeta partendo da innumerevoli spunti e intuizioni spesso governati da ricerche scientifiche, a volte da approcci mistici, altre da una mescolanza propria o impropria delle due cose. Ognuna di queste visioni del mondo ha la sua analisi, i suoi scenari, le mappe su cui costruire una “soluzione” ai problemi ambientali.

"Il marxismo è alieno alla mia cultura quanto il capitalismo": Nativi Americani e Rivoluzione

Il seguente discorso fu tenuto da Russell Means nel luglio del 1980 davanti a migliaia di persone di tutto il mondo che si erano radunate per il "Black Hills International Survival Gathering", sulle Black Hills, nel Dakota del Sud, negli Stati Uniti. È il discorso più famoso di Russell Means. Membro della tribù Oglala Lakola, probabilmente è stata la personalità più conosciuta dell’American Indian Movement degli USA, fondato nel 1973 con l’occupazione di Wounded Knee. Means è stato anche attore, carriera che iniziò con il ruolo di Chingachgook nel film "L’ultimo dei Mohicani", autore e filosofo. È deceduto il 22 ottobre del 2012 a 72 anni.

L'Anarchismo Spirituale nell'Anarca

L'Anarca è quell'individuo sovrano nato dalla mentalità fuori dal comune che attingeva dall'illimitato pozzo della storia, della filosofia e dell'arte.

Lui-lei è al di là della sinistra o della destra, si muove senza fine in modo nomade con libertà mutevole attraverso il pensiero, sintetizzando idee contrastanti. Ma sempre saldamente radicato nel nichilismo. Questo è il vero anarchico. La loro è l'anarchia che ha prodotto (e produce tuttora) una vasta sottocultura ermetica e letteraria sotterranea.

La figura del Subcomandante Marcos

Il Subcomandante Marcos (in spagnolo: Subcomandante Insurgente Marcos), chiamato anche il “Delegato Zero”, è lo pseudonimo dietro il quale si celava il portavoce (vocero) dell'EZLN. Secondo il governo messicano, dietro il passamontagna che cela il volto del Subcomandante si nasconderebbe un laureato in filosofia ed ex-ricercatore dell'Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM): Rafael Sebastián Guillén Vicente (nato a Tampico, Messico, il 19 giugno 1957). Marcos ha tuttavia sempre negato di essere Rafael Guillén. Il 25 maggio 2014, durante un pubblico discorso, ha annunciato la sua scomparsa come personaggio pubblico e il passaggio di consegne ad altre realtà indigene dell'EZLN.

I comunitaristi libertari nativi americani d'Alaska

Oggi noi di Libere Comunità vi presentiamo i comunitaristi libertari delle tribù dei nativi americani d'Alaska. Ringraziamo il compagno Rinehart per averci inviato l'articolo raccontandoci la sua esperienza e la formazione della sua comunità libertaria indipendente ed autosufficiente formata da nativi americani in Alaska... buona lettura.

Alcune riflessioni irregolari sull'anarco-monarchismo: "Il re ideale sarebbe un po' come il re degli scacchi: il pezzo più inutile della scacchiera" Disegno del frontespizio del Leviatano che Hobbes diede a Carlo II

C'è... qualcosa di degradante nel sottomettersi a un politico, o passare attraverso la sciocca farsa di fingere che il "servizio pubblico" sia un'occupazione particolarmente onorevole, o essere costretti a scegliere quale banda di briganti, mediocri, facoltosi avvocati e (Dio ci risparmi) idealisti controllare i nostri destini per i prossimi anni.

Ma un re, cioè un re senza alcun potere reale, è un'istituzione così nobilmente arbitraria, così tenera e organicamente umana. È facile dare la nostra fedeltà a qualcuno la cui unica pretesa è un caso ereditario, perché allora è un gesto gratuito di affetto spontaneo che non richiede alcun elemento di autoinganno, e che non comporta l'umiliazione di dover chiedere essere governato.

Errico Malatesta - Contro la Dittatura del Proletariato (30 Luglio 1919) Disegno del frontespizio del Leviatano che Hobbes diede a Carlo II

Il testo che qui si riproduce è la lettera che Errico Malatesta scrisse da Londra a Luigi Fabbri in merito al tema della dittatura del proletariato che agitava il movimento operaio e rivoluzionario a seguito della Rivoluzione Russa. Con una certa cautela per una possibile evoluzione in senso libertario della Rivoluzione, ma anche con estrema chiarezza per quanto riguarda la realtà corrente, Malatesta chiarisce che la cosiddetta dittatura del proletariato altro non è che la dittatura del partito sulle masse popolari.

Il Manifesto dell'Anarco Transumanesimo (Completo) Disegno del frontespizio del Leviatano che Hobbes diede a Carlo II

L’Anarco-Transumanesimo è una branca dell’anarchismo che, nel rispetto dei valori tradizionali e moderni dell’anarchismo, li combina con il transumanesimo ed il postumanesimo, può essere descritto come: Una rivoluzione democratica radicale che, seppur vecchia di secoli, ancora cresce forte, con al suo cuore l’idea che la popolazione sia maggiormente felice quando può controllare razionalmente la propria vita.

Ragione, scienza e tecnologia forniscono un genere di controllo che ci libera gradualmente da ignoranza, fatica, dolore e malattia. La democrazia radicale fornisce altri tipi di controllo, attraverso le libertà civili. Di seguito pubblichiamo interamente il manifesto completo degli anarchici transumanisti come approfondimento completo sia sulla matrice anarchica che sull'ideologia ed applicazione del transumanesimo.

Libera città di Christiania Disegno del frontespizio del Leviatano che Hobbes diede a Carlo II

Christiania è una micronazione e comunità intenzionale di circa 1.000 residenti, che copre 7,7 ettari (19 acri) nel distretto di Christianshavn nella capitale danese di Copenaghen. Christiania è stata fonte di controversie sin dalla sua creazione in un'area militare occupata nel 1971. Il suo commercio di cannabis è stato tollerato dalle autorità fino al 2004. Da allora, le relazioni tra Christiania e le autorità danesi sono state tese. Dall'inizio degli anni 2010, la situazione è stata in qualche modo semi-normalizzata.

Makhnovia: il primo stato anarchico al mondo Disegno del frontespizio del Leviatano che Hobbes diede a Carlo II

La sperimentazione politica non era rara all'inizio del XX secolo. In Ucraina, dove le disastrose battaglie della prima guerra mondiale sul fronte orientale hanno lasciato vuoti di potere, c'erano opportunità per alcuni individui di tutto lo spettro politico di emergere con idee diverse. Ondate di uomini, armi e fondi hanno assicurato che questi nuovi movimenti potessero cristallizzarsi negli stati. Una di queste entità era Makhnovia.

I comunitaristi libertari africani di Afro Native Pride Liberia Disegno del frontespizio del Leviatano che Hobbes diede a Carlo II

Oggi abbiamo chiesto ai nostri fratelli Africani dell' ANPT (Afro Native Pride Liberia) di spiegarci la loro visione del mondo, la loro comunità è attiva da una decade, e qui ci illustrano il perchè hanno aderito al Comunitarismo Libertario. Ringraziamo pubblicamente il loro portavoce, passandogli metaforicamente la penna per descriverci la sua realtà comunitaria libertaria ed autosufficiente!