Negli anni passati, ai tempi dell’Internazionale, si soleva spesso adoperare la parola federalismo come sinonimo di anarchia; e la frazione anarchica della grande Associazione (che gli avversari, i quali imbevuti di spirito autoritario sogliono abbassare le più vaste questioni d’idee a meschine questioni di persone, chiamavano l’Internazionale bakunista) era dagli amici chiamata indifferentemente l’Internazionale anarchica, o l’Internazionale federalista.

Era l’epoca in cui l’”unità” era di moda in Europa; e non solamente tra i borghesi.

I rappresentanti più ascoltati dell’idea socialista autoritaria predicavano l’accentramento in tutto, e tuonavano contro l’idea federalista, che essi qualificavano reazionaria. E nel seno stesso dell’Internazionale, il Consiglio generale, composto da Marx, Engels e compagni socialisti democratici, tentava di imporre la sua autorità ai lavoratori di tutti i paesi, accentrando nelle sue mani la direzione suprema di tutta la vita dell’associazione, e pretendeva ridurre alla ubbidienza, o scacciare, le Federazioni ribelli, le quali non volevano riconoscergli nessun’attribuzione legislativa e proclamavano che l’Internazionale doveva essere una confederazione di individui, gruppi e federazioni autonome, legati tra loro dal patto di solidarietà nella lotta contro il capitalismo.

In quell’epoca dunque la parola federalismo, se non era assolutamente scevra di equivocità, pur rappresentava abbastanza bene, non fosse per il senso che le dava l’opposizione degli autoritari, l’idea di libera associazione tra individui liberi, che è il fondo del concetto anarchico.

Ma ora le cose sono parecchio mutate. I socialisti autoritari, già ferocemente unitari e accentratori, incalzati dalla critica anarchica, si dichiarano volentieri federalisti, come federalisti incominciano a dirsi la più parte dei repubblicani. E occorre perciò aprire gli occhi, e non lasciarsi ingannare da una parola.

Logicamente il federalismo, portato alle sue ultime conseguenze, applicato non solo ai diversi luoghi che gli uomini abitano, ma anche alle diverse funzioni che compiono nella società, spinto fino al comune, fino all’associazione per un qualsiasi scopo, fino all’individuo, significa la stessa cosa che l’anarchia – unità libere e sovrane che si federano per il vantaggio comune.

Ma non è questo il senso in cui intendono il federalismo i non anarchici.

Dei repubblicani propriamente detti, cioè dei repubblicani borghesi non è il caso di occuparsi adesso. Essi, unitari o federalisti che siano, vogliono conservare la proprietà individuale e la divisione della società in classi; e perciò, comunque sia organizzata la loro repubblica, libertà ed autonomia sarebbero sempre una menzogna per il più gran numero: il povero sempre dipendente, schiavo del ricco.

Il federalismo borghese significherebbe semplicemente maggior indipendenza, maggior arbitrio pei signori delle varie regioni, ma non minor forza per opprimere i lavoratori, poiché le truppe federali sarebbero sempre pronte ad accorrere per tenere a freno i lavoratori e difendere i signori.

Parliamo del federalismo come forma politica qualunque siano le istituzioni economiche.

Per i non anarchici il federalismo si riduce ad un decentramento amministrativo regionale e comunale più o meno largo, salva sempre l’autorità suprema della “Federazione”. Appartenere alla Federazione è obbligatorio; ed è obbligatorio ubbidire alle leggi federali, le quali dovrebbero regolare gli affari “comuni” ai diversi confederati. Chi stabilisce poi quali sono gli affari che debbono essere lasciati all’autonomia delle diverse località, e quali quelli comuni a tutti che debbono essere oggetto di leggi federali, è ancora la Federazione, cioè il governo centrale esso stesso che lo decide. Un governo che deve limitare la propria autorità!... si capisce già che la limiterà il meno possibile e che tenderà continuamente ad oltrepassare i limiti che al principio – quando era debole – ha dovuto imporsi.

Del resto, questo più o meno di autonomia riguarda i diversi governi comunali, regionali e centrali nei rapporti che hanno tra loro. L’individuo, l’uomo, resta sempre materia governabile e sfruttabile a discrezione, - col diritto di dire da chi gli piacerebbe di esser governato, ma col dovere di ubbidire a quel qualsiasi parlamento che verrà fuori dall’alambicco elettorale.

In questo senso, che è il senso in cui esiste in alcuni paesi ed in cui lo desiderano i più avanzati tra i repubblicani e socialisti democratici, il federalismo è un governo che, come tutti gli altri, è fondato sulla negazione della libertà dell’individuo, e tende a diventare sempre più oppressivo, e non trova limite alle sue pretese autoritarie se non nella resistenza dei governati. Noi dunque siamo avversari del federalismo come di qualsiasi altra forma di governo.

Accetteremmo invece la qualifica di federalisti, quando fosse inteso che ogni località, ogni corporazione, ogni associazione, ogni individuo è libero di federarsi con chi meglio gli piace o di non federarsi affatto, che ciascuno è libero di uscire quando gli piace dalla federazione in cui è entrato, che una federazione rappresenta un’associazione di forze per il maggior vantaggio degli associati e che non ha, come insieme, nulla da imporre ai singoli federati, e che ciascun gruppo come ciascun individuo non deve accettare nessuna risoluzione collettiva se non in quanto gli conviene e gli piace. Ma in questo senso il federalismo non è più una forma di governo: è solo un’altra parola per dire anarchia.

E questo vale tanto per le federazioni della società futura, quanto per le federazioni tra i compagni anarchici per la propaganda e per la lotta.»

- - -

Errico Malatesta chiarisce in questo testo le sue idee sul federalismo. Esse risultano del tutto simili al concetto di "comunità volontarie" non territoriali presentato e sviluppato da Libere Comunità.

Questo articolo è apparso su La Questione Sociale, Paterson, New Jersey, 6, nuova serie, n.20, 20 gennaio 1900


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