Giuseppe Mayno della Spinetta è un autentico brigante piemontese, sedicente Re di Marengo e Imperatore delle Alpi (titoli che si diede lui stesso), che si celava nel bosco della Fraschetta alle porte di Alessandria.
Nato a  Spinetta Marengo nel 1780 è stato protagonista attivo dal 1803 al 1806, e molto noto nella cultura popolare come Mayno della Spinetta (o della Fraschetta).

Di famiglia umile e numerosa, figlio di Giuseppe Mayno di professione carrettiere e di Maria Roveda fu seminarista fino al 1794, per poi arruolarsi nell'esercito regio per scampare ad una sorte avversa tipica a molte persone di allora. Il carattere ribelle, dopo un litigio con un ufficiale, lo porta però a disertare il suo reggimento stanziato a Tortona. Rifugiatosi presso la comunità valdese ci rimane fino al 1796, anno in cui si arruola nell'Armata d'Italia.
Congedatosi nel 1803, il 19 febbraio dello stesso anno sposa la nipote del parroco di Spinetta. Secondo la tradizione si diede alla macchia il giorno del suo matrimonio per aver infranto una legge degli occupanti francesi che vietava l'utilizzo di armi da fuoco durante le celebrazioni e ucciso uno dei gendarmi che ne contestava l'uso. Secondo altre versioni rifiuta con alcuni fratelli il servizio di leva nell'esercito napoleonico (legge sulla coscrizione obbligatoria del 20 aprile 1802) e diventa capo di una banda armata che arriva a contare, secondo le cronache popolari, 200 uomini a piedi e 40 uomini a cavallo. Da quel giorno entra nella leggenda popolare come l'eroico bandito che difende i contadini e la povera gente dalle angherie degli occupanti francesi.

Pare che ci fosse quasi un codice brigantesco a quell’epoca, secondo il quale il ricavato di ogni rapina doveva essere diviso in tre parti uguali: una da spartire subito tra i briganti che vi avevano partecipato, una seconda da conservare per tutta la banda e l’ultima da utilizzare per soccorrere le popolazioni più affamate e vessate dalle imposte.
Il brigante diventa così un simbolo del riscatto sociale e della resistenza alle truppe napoleoniche, un Robin Hood piemontese che si nasconde nel bosco della Fraschetta, zona alle porte di Alessandria e teatro della battaglia di Marengo: tra le gesta più le più clamorose sono l'aggressione al Ministro Antoine Christophe Saliceti, commissario del governo napoleonico, al generale Édouard Jean-Baptiste Milhaud e nel novembre 1804 al convoglio di papa Pio VII diretto a Parigi per l'incoronazione di Napoleone.
Le sue azioni proseguirono per tre anni, grazie alla collaborazione della popolazione e ad una leggendaria abilità nei travestimenti: noto ai francesi come il bandito di Marengo, e definito popolarmente terreur des Departements au delà des Alpes, Mayno amava definirsi Re di Marengo e Imperatore delle Alpi in sberleffo a Napoleone.

Il 12 aprile 1806, andando nottetempo all'abitazione della moglie Cristina, gli viene tesa un'imboscata favorita probabilmente da una spia. Prima di essere ucciso riesce comunque a uccidere anch'egli tre gendarmi fra cui il luogotenente Gouin. Il corpo del Mayno, sfigurato dai colpi d'arma da fuoco e dai fendenti di spada, viene esposto per tutta la giornata in Piazza D'Armi ad Alessandria, con appeso un cartello con su scritto così finisce Giuseppe Mayno della Spinetta, brigante. Il suo corpo, gettato in una fossa comune, non sarà mai più rintracciato dopo il seguente fatto: il becchino che ha effettuato la sepoltura tale Giacomo Sala, è stato infatti poi arrestato il 15 aprile poiché aveva sotterrato il cadavere di Giuseppe Mayno completamente nudo. La polizia ritenne che il motivo di tale gesto era il fatto che i vestiti del povero mayno siano stati venduti o conservati come reliquie. La leggenda del Mayno è arrivata fino ai giorni nostri anche grazie all'opera di Stendhal.
Dopo la sua morte entra nel mito con leggende e racconti che daranno vita a numerose filastrocche, romanzi, barzellette, maschere e produzioni teatrali fino ai nostri giorni.

Mayno viene citato da Cesare Lombroso nel sesto capitolo de L'Uomo delinquente intitolato 'Affetti e passioni dei delinquenti" ove osserva "Mayno della Spinetta era fedele e appassionato marito; e in causa della moglie fu preso"..
A quell’epoca furono numerosi i briganti in Piemonte che si distinsero dai volgari assassini, che peraltro non mancavano, e hanno lasciato traccia nell’immaginazione dei contemporanei: ricordiamo ad esempio il Conte Manderini, detto Mandrin, fascinoso brigante gentiluomo che iniziò la sua carriera per vendicare l’uccisione del fratello e si mise a capo di un manipolo di ribelli che vendeva merce di frodo ai contadini vessati dalla politica del segretario di Stato Colbert nel XVII secolo e dai suoi prepotenti agenti preposti alla riscossione dei tributi. Lontano dai centri urbani la sfida al potere diventa possibile, e può anche ottenere successi, per quanto momentanei: la foresta permette di essere liberi, a chi sa cogliere certe occasioni magari dettate dal disagio. Non si  dice ancora oggi forse che “la libertà scende dalle montagne?”


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