L'homeschooling o parental schooling viene indicato come un fenomeno nuovo in Italia, perché ai giorni nostri, molte più cose sono alla portata di tutti. Con questa pratica, l'educazione avviene all'interno della famiglia, anche laddove sia considerata prerogativa dello Stato e delle istituzioni riconosciute dagli enti pubblici. In altre parole, chi pratica l'homeschooling si allontana da un contesto "pubblico" a favore di un'educazione più individuale.

L'educazione scolastica che oggi viene considerata come un fenomeno nuovo, guardando di solito al mondo anglo-sassone/americano come pioneristico, in realtà è stata qualcosa di assolutamente normale nella penisola italica, pensiamo a colossi del mondo della letteratura italiana come Leopardi o D'Annunzio, oppure possiamo anche citare figure come Aristotele che facevano da praefectus ad Alessandro Magno.

L'aio o precettore o istitutore (in latino: Magister o Praefectus) era la persona addetta all'istruzione e all'ammaestramento dei figli di famiglie ricche e/o nobili. Istituzione oggi quasi scomparsa, quella del precettore era una figura tipica soprattutto dei tempi in cui, mancando un sistema educativo diffuso, l'istruzione dei singoli veniva attuata in privato, all'interno della famiglia.

Se nell'antichità il ruolo dei precettori fu assai importante e considerato, in epoche più recenti, con la progressiva diffusione di scuole e istituti di istruzione sia pubblici che privati, il ricorso a precettori divenne più che altro una sorta di status symbol, e non di rado la letteratura e il melodramma prendono di mira precettori ignoranti e tesi più a procurarsi il favore del padrone che ad insegnare ("Il saggio del Marchesino Eufemio", del Belli), oppure nel ruolo di intermediari di messaggi d'amore da spasimanti delle fanciulle affidate alle loro cure (Don Basilio, maestro di musica nel Barbiere di Siviglia di Rossini).

Nel Medioevo, nel corso del XII e XIII secolo aveva questo titolo il responsabile di una comanderia dei Templari o dell'ordine dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni, comanderia detta anche préceptorie o casa. Il termine di comandanta apparì dopo la riforma della regola degli Ospedalieri ed è quello usato attualmente. Il titolo era anche usato per indicare il responsabile di una provincia templare, di una « langue hospitalière » o di un baliaggio. Ad esempio Geoffrey de Charnay era il precettore della Normandia.

Nella Campania post-unitaria, molti erano le famiglie dei Patrizi o degli aristocratici campani che, nonostante l'istituzione della scuola pubblica (soprattutto con le riforme di Gentile durante il fascismo) erano sempre legati alla tradizione d'istruzione privata e a casa, molto spesso era un valore aggiunto delle famiglie più agiate per contribuire alla formazione culturale della futura classe dirigente o delle future dame.

Questa pratica, insomma, sembra suggerire una sorta di contrasto tra il rispetto delle particolarità individuali, da un lato, e il gruppo (la società) con le sue potenzialità ma anche con i rischi di restringere le libertà individuali.

I genitori che mettono in pratica questo tipo di educazione per i propri figli fanno riferimento principalmente al principio della libertà di scelta. I filoni culturali che danno origine a questa opzione sono diversi. A volte, l'insistenza sulla scelta individuale da parte dei genitori e del discente presenta caratteristiche tipiche del pensiero libertario, inteso come interpretazione radicale dell'individualismo liberale, che può portare a esiti anarchici.

Tuttavia, anche in questo campo, l'esito apparentemente paradossale di una scelta individualista può essere una soluzione di tipo comunitario, le cui potenzialità di limitazione della libertà di scelta e di sviluppo dell'individuo possono essere anche maggiori che nel caso dell'istruzione pubblica.

Proprio seguendo questi principi comunitari che oggi vi raccontiamo della famiglia di docenti della casata Russo, patrizi originari di Napoli che trasferitesi a fine '800 (dopo aver perso grossi latifondi confiscati post-unità di Italia dal neonato governo sabaudo) nella comunità di Mariglianella (NA) hanno provveduto all'alfabetizzazione di una intera comunità contadina, furono Francesca, Elisa, Elisabetta, Consiglia, Teresa e Giovanna Russo ad essere tra le prime del paese a completare gli studi magistrali ed a completare l'esame di stato per l'abilitazione all'insegnamento di italiano, latino, storia, religione ed addirittura arte e musica.

L'idea di precettoràto aperta a tutti per contribuire al benessere ed al ruolo di tutore anche alle classe meno agiate, fu volontà diretta della primo genita dagli insegnamenti di sua madre e di suo padre. Il valore della cultura come mezzo di liberazione, è stato fondamentale per la famiglia Russo.

Da parte materna, provenendo dall'aristocrazia napoletana (prima della caduta della casata avvenuta a fine '700), è stato tramandato il senso di giustizia e mutuo soccorso per le persone della comunità. L'unione tra le persone veniva definito come "la linfa che fa crescere le persone per farle vivere in un mondo migliore".

Da parte paterna invece il mutuo aiuto ed alcuni spunti pioneristici di sindacalismo da parte del padre Salvatore Russo (che per meriti divenne anche podestà della comunità durante il Regime, sebbene di origine socialdemocratica). Fu uno dei primi in Campania che garantì i diritti fondamentali e a far rispettare i primi protocolli di sicurezza sul lavoro: la sua volontà di dare ai lavoratori dignità morale e di lottare contro lo sfruttamento e la disparità tra le varie classi sociali. Salvatore Russo finanziò la costruzione del palazzo scolastico e l'intero impianto urbanistico e fognario dell'intero paese a inizi '900.

Per  Franca Russo e le sorelle, insegnare a casa (molto spesso anche dopo la scuola) era motivo per rafforzare l'identità culturale delle persone. Le "signorine Russo" (così venivano chiamate dalla comunità siccome erano state tutte nùbili, solamente alcune di loro si sarebbero sposate in tarda età) erano il centro culturale della comunità di Mariglianella (NA).

L'insegnamento delle signorine patrizie, si svolgeva a casa per venire incontro alla maggiorp arte dei ragazzi dei ceti medio e medio-bassi, costretti a lavorare come operai o come braccianti per dare una dignità maggiore alle loro famiglie. L'idea di mutuo soccorso però era qualcosa che si tramandava da generazioni in generazione, purtroppo, le informazioni sono davvero frammentarie, abbiamo deciso di raccontarvi gli episodi trasmessi tramite fonte verbale e confermati da alcuni atti presenti nel paese.

Per Franca e le sorelle, la Cultura era qualcosa che non si doveva tenere per sè ma era un valore che doveva essere tramandato, hanno ampliato il concetto di precettorato e l'hanno reso accessibile a tutti, facendo alzare notevolmente l'alfabetizzazione, di un paesino che per colpa di momenti difficili (da ricordare le due gravi crisi economiche abbattutesi sul regno tra il 1844 ed il 1847, che colpirono anche le realtà locali), per la situazione del regno di Napoli che ormai era insostenibile poco prima dell'unità (infatti i Borboni lasciarono a sé stesse le realtà locali, la cui vita pubblica e amministrativa era gestita da famiglie e casati i quali sostituivano le rappresentanze comunali), ed anche per la non curanza da parte del Regno d'Italia nei confronti del Mezzogiorno, nonostante la la legge Rattazzi.

Hanno formato medici, avvocati, onorevoli, ingegneri e non solo, hanno permesso a CHIUNQUE di poter aver un grado di istruzione dignitoso per poter tramandare a loro volta ai loro figli questo valore fondamentale. Le sorelle non hanno mai avuto meriti o riconoscimenti ufficiali tranne nel 2015 quando Francesca Russo, al suo 100esimo anno di età dal Comune, dalla regione e dal Vaticano, ha ricevuto i giusti meriti per il lavoro svolto per la comunità.

Per Franca e le sorelle, era inconcepibile che non si sapesse nè leggere nè scrivere e che tale cose fosse un privilegio per pochi. Non sono rari i casi in cui, quando a Napoli erano diffusi gli scrivani ambulanti: coloro che in cambio di pochi spicci trascrivevano documenti o lettere dette "a voce" da coloro che non sapevano scrivere. Le sorelle Russo, specialmente la primogenita Franca, permisero non solo di far trovare un lavoro dignitoso agli scrivani ambulanti presenti nella comunità ma, oltre a svolgere opere di carità per gli ammalati, i bisognosi e gli animali in difficoltà, contribuirono ad arginare tale fenomeno.

In una epoca piena di problemi, cinque sorelle sono state un faro radioso per una piccola comunità che ha saputo crescere e prosperare quanto bastava per "conquistare" una propria dignità ed affermarsi anche al livello culturale nel corso dei secoli. Ma come ogni storia "amara", questa testimonianza, non ha avuto il giusto merito. E' compito di chi ha potuto vedere e sentire tali racconti dal vivo, l'onore di tramandare l'operato delle signorine Russo al di fuori dei confini paesani.


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