All’inizio del Ventesimo secolo, nella lontana Berlino, si parla di isole in Oceania come di preziose perle iridescenti infilate in una collana. Attratti perciò dal loro irresistibile richiamo paradisiaco, avventurieri e sognatori di tutti i tipi si imbarcano ogni dodici settimane sul Prinz Waldemar verso i mari del Sud.

Tra questi, un giovane uomo di venticinque anni, con gli occhi malinconici di una salamandra, gracile, mingherlino, i capelli lunghi e la barba che sfiora irrequieta la casacca senza collo.

Si chiama August Engelhardt: è vegetariano e nudista, e qualche tempo fa ha scritto un libro dall’affascinante titolo Eine sorgenfreie Zukunft, «Un futuro spensierato». Viaggio verso la Nuova Pomerania per acquistare della terra e avviare una piantagione di noci di cocco. Vuole diventare un piantatore, ma non per sete di profitto, bensí per un’intima, spirituale convinzione.

Dopo un processo di eliminazione che lo ha indotto a ritenere impuri tutti gli altri alimenti, Engelhardt si è imbattuto nel frutto della palma da cocco. E ha ricavato una certezza assoluta: eleggere quel frutto, che cresce rivolto verso il sole e il fulgido Signore Iddio, a unico nutrimento non è soltanto una sana scelta alimentare, ma un modo per accostarsi a Dio e al segreto stesso dell’immortalità.

Il desiderio piú grande di August Engelhardt, la sua vocazione, è perciò creare una colonia di coccovori (una strana setta di mangiatori di cocco che battezzerà "Ordine del Sole"), nelle nuove terre dell’Impero. E qualcuno arrivò, ma molti seguaci, non abituati al clima caldo e alla dieta rigorosamente a base di cocco, morirono o contrassero la malaria. Il culto si sciolse spontaneamente e lui fu lasciato solo. Non si sa molto del destino di Engelhardt, si presume che sia morto nel 1919, diciassette anni dopo essere arrivato sull’isola.

Nel 2013 è uscito anche in Italia un romanzo che narra di quest'uomo, si intitola 'Imperium' ed è stato scritto da Christian Kracht.


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