In questa conferenza organizzata dal circolo culturale di Camaiore Elefante Elegante, Andrea Sicari, studioso di filosofia tradizionale, spiega il saggio capolavoro di Julius Evola.

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Rivolta contro il mondo moderno è un libro del filosofo e pensatore tradizionale Julius Evola, considerato unanimemente la sua opera più importante. Pubblicata per la prima volta dall'editore Hoepli di Milano nel 1934, è stata successivamente tradotta in varie lingue.

Il libro si pone come "uno studio di morfologia delle civiltà e di filosofia della storia". Il termine rivolta, stando a come dice lo stesso Evola, non corrisponderebbe al contenuto: «perché non si tratta di uno scritto polemico, l'istanza polemica, la "rivolta", se mai, è implicita, è una ovvia conseguenza».

In realtà però l'opera è una critica effettiva a quello che Evola definisce il mondo moderno, ormai caratterizzato dall'egemonia statunitense e russa nonché da un diffuso materialismo, inteso da Evola come la non-considerazione per il mondo magico e sovrannaturale al di fuori delle professioni di fede della religione.

A questo mondo moderno Evola contrappone il mondo "tradizionale", caratterizzato dall'uomo della tradizione, un essere innatamente superiore agli altri esseri umani per le sue virtù e per la capacità di porsi da tramite col mondo invisibile.

Lo stesso Evola spiega che per "tradizione" non si deve intendere tanto un semplice conservatorismo facente parte il complesso delle memorie, notizie e testimonianze trasmesse da una generazione all'altra, ma che il termine debba essere interpretato in chiave spirituale-esoterica facendo parte non ad una realtà del passato, ma ad una ideale epoca a-storica o meglio super-storica.

L'opera è suddivisa in due parti:

Il mondo della Tradizione

La prima parte è interamente dedicata ad una esposizione comparata delle dottrine e delle simbologie di quelle civiltà antiche definite dall'autore "tradizionali" in cui vengono indicati i principi fondamentali secondo cui secondo Evola si manifesterebbe la regalità dell'uomo "tradizionale": la dottrina delle due nature, l'esistenza di un ordine fisico e di uno metafisico e la rivalutazione della necessità di una società organizzata tramite un ordine castale. Segue l'indicazione del modo con cui l'uomo della tradizione concepisce il diritto, la legge, la guerra, la proprietà, le relazioni fra i sessi, l'immortalità e la razza.

Genesi e Volto del Mondo Moderno

La seconda parte contiene invece un'interpretazione della storia su base tradizionale: si parte dalle origini dell'uomo per arrivare al concetto moderno di evoluzione in senso darwiniano che, secondo la tradizione, è considerato un regresso, un'involuzione. L'autore traccia un affresco della storia letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro età: oro, argento, bronzo e ferro nella tradizione occidentale (Esiodo) e satya, treta, dvapara e Kali Yuga in quella orientale (induismo).

Se vi è mai stata una civiltà di schiavi in grande, questa è esattamente la civiltà moderna. Nessuna civiltà tradizionale vide mai masse: così grandi condannate ad un lavoro buio, disanimato, automatico: schiavitù, che non ha nemmeno per controparte l'alta statura e la realtà tangibile di figure di signori e di dominatori, ma che viene imposta anodinamente attraverso la tirannia del fattore economico e delle strutture di una società più o meno collettivizzata. 

 

Poiché la visione moderna della vita, nel suo materialismo, ha tolto al singolo ogni possibilità di conferire al proprio destino qualcosa di trasfigurante, di vedervi un segno e un simbolo, così la schiavitù di oggi è la più tetra e la più disperata di quante mai se ne siano conosciute.

 

Si lascino pure gli uomini del tempo nostro parlare, con maggiore o minore sufficienza e improntitudine, di anacronismo e di antistoria. [...] Li si lascino alle loro "verità" e ad un'unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine. [...] Rendere ben visibili i valori della verità, della realtà e della Tradizione a chi, oggi, non vuole il "questo" e cerca confusamente "l'altro" significa dare sostegni a che non in tutti la grande tentazione prevalga, là dove la materia sembra essere ormai più forte dello spirito.


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