Nestor Ivanovič Machno fu l’ispiratore di un vastissimo movimento rivoluzionario contadino nell’Ucraina all’indomani della rivoluzione russa. Nonostante le difficoltà create dalla lotta contro le armate bianche, quelle nazionaliste e anche quelle bolsceviche, i contadini ucraini ridistribuirono in modo egualitario la terra, costruirono soviet efficienti e iniziarono la costruzione di quello che si definisce, socialismo libertario e questo senza alcun tipo di condizionamento, senza sentire l'esigenza di un partito guida.

Il carattere squisitamente libertario del movimento e lo spirito sinceramente egualitario ed antiautoritario non potevano che scontrarsi con i metodi e i progetti dei bolscevichi che piegarono il movimento dopo lunghi sforzi nel 1921.

Nestor Machno proveniva da una famiglia di umili contadini. A sette anni già lavorava come pastore, ad otto frequentava la scuola che lasciava a dodici per mettersi al servizio dei kulaki tedeschi. Alto 1,65 metri, era fin da giovane claudicante: durante una sparatoria una pallottola gli si era conficcata in una caviglia, compromettendone irrimediabilmente l'uso.

Nel 1905 aderì alla causa rivoluzionaria ed entrò nelle file degli anarchici. L'anno successivo si unì al gruppo operante a Huljajpole che faceva proseliti soprattutto fra i contadini e i giovani.

Nel 1908 venne condannato a morte dalle autorità zariste, ma a causa della giovane età, la pena fu commutata in ergastolo. In carcere strinse una solida amicizia con l'anarchico Pëtr Aršinov che lo aiutò ad approfondire la sua cultura e a maturare convinzioni anarchiche.

Nel 1917 Machno fu rilasciato in seguito alla Rivoluzione di febbraio e, poco dopo, ritornò a Huljajpole. Il lavoro di Machno e del suo vecchio gruppo anarchico fu improntato al collegamento con le masse contadine che si organizzarono in Unioni Contadine prima e in Soviet dopo, e che rifiutarono di pagare le rendite ai latifondisti. Allo stesso modo, Machno si unì alle lotte operaie organizzando scioperi e iniziative di vario tipo.

La rivoluzione nella zona d'influenza di Machno e del suo gruppo, diventato ormai numeroso, procedeva velocemente e ciò contribuì a fare di Huljajpole un centro d'attrazione per tutto il Paese. Furono realizzate collettivizzazioni della terra e furono organizzate Comuni agricole in tutte le province circostanti. Il tentativo di resistenza delle autorità centrali contro quanto stava accadendo in periferia convinse il locale soviet a creare un Comitato di salvezza della Rivoluzione presieduto dallo stesso Machno, che iniziò a disarmare tutti i potenziali oppositori proseguendo la politica di collettivizzazione delle attività produttive.

Dopo il trattato di Brest-Litovsk firmato da Lenin che cedeva anche parte del territorio dell'Ucraina, truppe austro-germaniche invasero il Paese e lo conquistarono in tre mesi. Gli anarchici si organizzarono in un esercito di liberazione votato alla guerriglia, mentre Machno e una delegazione visitarono la Russia bolscevica al fine di tentare di riaprire i collegamenti e ricevere aiuto dai compagni anarchici. La delusione fu cocente: la polizia politica comunista aveva duramente colpito il movimento anarchico e la burocratizzazione era già un visibile segnale dell'autoritarismo del nuovo regime.

Machno ebbe inoltre un casuale incontro con Lenin nel quale la differente visione della società tra anarchici e bolscevichi apparve con tutta la sua evidenza:

«Lenin mi accolse paternamente, mi fece sedere. Cominciò a interrogarmi con il suo tono da organizzatore nel modo più preciso. La domanda su come i contadini accoglievano la parola d'ordine "tutto il potere ai soviet" me la fece tre volte. Gli risposi che per i contadini ciò voleva dire che il potere doveva allinearsi alla coscienza e alla volontà stessa dei contadini. Lenin mi rispose allora: il fatto è che i vostri contadini sono contaminati dall'anarchia. È un male? gli risposi. Lenin mi chiese poi dei distaccamenti rossi, della loro lotta eroica contro l'occupante, della mancanza di sostegno dei contadini. Temo, compagno Lenin, che siate male informato, risposi. I vostri gruppi restano lontani dalle strade e non combattono nelle campagne, come potete pensare che i villaggi vi sostengano? Non li vedono mai. Lui si mise a ridere: voi anarchici scrivete e pensate al futuro, siete incapaci di pensare al presente. Risposi che ero un contadino illetterato, che mi era difficile discutere su una questione così importante, ma posso dirvi, compagno Lenin, che in Ucraina, nella Russia del Sud, come dite voi Bolscevichi, noi siamo immersi nel presente ed è attraverso di esso che noi cerchiamo di avvicinarci al futuro, al quale, è vero, noi pensiamo. E noi pensiamo molto seriamente.»

Machno ritornò poi in Ucraina dove apprese che due suoi fratelli erano stati uccisi dagli occupanti tedeschi. Fu infine trovato in possesso di materiale propagandistico ed arrestato dagli austro-tedeschi. Venne liberato grazie al pagamento di una cauzione d'importo rilevante raccolta dai suoi compagni. Dal 1918 al 1921, Machno fu il leader del movimento di resistenza ucraino contro austro-tedeschi, russi bianchi e bolscevichi. Il movimento crebbe enormemente e conseguì numerose e importanti vittorie, ma fu infine sconfitto dall'Armata Rossa.

Fu esiliato a Parigi, dove continuò l'attività politica in condizioni di vita molto umilianti, entrando a far parte del gruppo anarchico Delo Truda (Дело Труда, La Causa del Lavoro). Rimase anarchico fino alla morte, avvenuta nel 1934 a causa di una tubercolosi che da tempo ne minava il fisico. Le sue ceneri riposano nel cimitero di Père-Lachaise (colombarium 6685, division 87).

Pio Turroni conobbe Machno  durante l'esilio parigino che gli aveva permesso di sfuggire ai fascisti. Nella città francese si era già rifugiato da alcuni anni Machno, a seguito della sconfitta inflitta a lui e ai suoi compagni di lotta dai bolscevichi. Pio Turroni raccontò, tralasciando la scelta politica, la personalità e l'umanità che caratterizzava il leader anarchico ucraino, che non aveva atteggiamenti autoritari ed era sempre disponibile verso i compagni e chiunque avesse bisogno di aiuto. Sempre a parere di Turroni, Machno visse a Parigi in gravi ristretezze economiche, spesso non disponendo neppure del denaro sufficiente per potersi sfamare.

Quando fu presentata la prima edizione italiana del libro Nestor Makhno: La rivoluzione russa in Ucraina, marzo 1917 - aprile 1918, Pio Turroni fu intervistato da Luciano Ferraresi ed il giudizio di Pio Turroni relativo a Lev Trockij non fu per niente lusinghiero nei confronti di quest'ultimo. Lev Trockij venne infatti accusato da Turroni di non aver neppure menzionato nei suoi libri (i celebri La mia vita e la Storia della Rivoluzione russa) né Nestor Machno né le vittorie di questi sui controrivoluzionari di Anton Ivanovič Denikin, Simon Petljura e Pëtr Nikolaevič Wrangel.

Pio Turroni accusò inoltre Trockij di non aver neanche riportato la resistenza che incontrò l'Armata Rossa da parte dei libertari ucraini. Sempre secondo Pio Turroni, in quel periodo si ricorse anche alla calunnia accusando Nestor Machno di antisemitismo. Accuse infondate e respinte da molti anarchici, tra cui Volin e Turroni stesso. 

Dopo il trattato di pace stipulato da Lenin l'11 novembre 1918 e la ritirata delle truppe austro-tedesche che, dopo aver imposto un regime di destra in Ucraina, avevano tentato di reprimere la grande rivolta guidata da Machno e da i suoi compagni, la risposta fu tale che per la prima volta nella storia vi fu un tentativo d'applicazione su larga scala dei principi dell'autogoverno anarchico. Essendo allora l'Ucraina un paese a stragrande maggioranza contadina, il fulcro dell'instauratosi modello politico-economico machnovista era, di conseguenza, la terra. Moltissimi contadini aderirono dunque agli ideali anarchici. L'indigente bracciantato agricolo, affamato di terre, aveva infatti ricevuto da Machno e dai suoi compagni i latifondi espropriati ai grandi proprietari terrieri. Le collettività contadine locali vissero, per la prima volta, l'esperienza dell'autogestione.

I contadini erano organizzati in comuni, o soviet del lavoro, indipendenti e coltivavano la terra comunitariamente, senza che fosse richiesta una qualche forma di supervisione o coordinamento da parte di un'autorità centrale, in linea con i principi dell'anarco-comunismo. Ne risultava dunque un'organizzazione estremamente egualitaria, dove il soviet aveva la sola funzione di porre in comunicazione i vari collettivi agricoli sparse sul territorio. Il sistema bolscevico non riuscì a penetrare in tale struttura: le singole unità produttive erano infatti fra loro interagenti, sia a livello locale, sia a livello distrettuale e regionale, portando a forme di collaborazione comunitaria che, però, non limitavano in assoluto la libertà personale dei costituenti . Il sistema fu oggetto di un carteggio fra Machno e l'anarco-comunista italiano Errico Malatesta. 

I machnovisti, in linea con il loro credo anarchico, avversavano qualsiasi forma di autorità costituita e, quando iniziavano il lavoro politico in una località, affiggevano manifesti del tipo:
«La libertà dei contadini e degli operai appartiene a loro stessi e non può subire restrizione alcuna. Tocca ai contadini e agli operai stessi agire, organizzarsi, intendersi fra di loro, in tutti i campi della loro vita, come essi stessi ritengono e desiderano (...). I machnovisti possono solo aiutarli dando loro questo o quel parere o consiglio (...). Ma non possono, e non vogliono, in nessun caso, governarli»

(Daniel Guérin La Machnovščina)


I miliziani machnovisti, nel 1920, tentarono di stringere patto di collaborazione con i bolscevichi, ma vollero includere una clausola da quest'ultimi considerata assolutamente non condivisibile:

«Nella regione in cui opererà l'esercito machnovista, la popolazione operaia e contadina creerà le proprie istituzioni libere per l'autoamministrazione economica e politica; queste istituzioni saranno autonome e collegate federativamente - per mezzo di patti - agli organi governativi delle Repubbliche Sovietiche.»

(Daniel Guérin, la Machnovščina)

Ciò non poteva altro che portare allo scontro armato fra anarchici e bolscevichi. Malatesta commentò poi:

«Il carattere squisitamente libertario del movimento e lo spirito egualitario ed antiautoritario non potevano che scontrarsi con i metodi ed i progetti dei bolscevichi che piegarono il movimento, dopo lunghi sforzi, nel 1921, con una spedizione diretta da Michail Frunze. »

Riportiamo di seguito parte del Manifesto Machnovista redatto dalla sezione culturale degli insorti in data 27 aprile 1920:

«1. I machnovisti sono operai e contadini che insorsero fin dal 1918 contro la tirannia del potere della borghesia germano-magiara, austriaca e hetmanita in Ucraina. I machnovisti sono quei lavoratori che per primi innalzarono lo stendardo della lotta contro il governo di Denikin e tutte le altre forme di oppressione, di violenza e di menzogna, qualunque fosse la loro origine. I machnovisti sono quei lavoratori sulla cui fatica la borghesia in generale, ed ora quella sovietica in particolare, ha costruito il proprio benessere ed è divenuta grassa e potente.

2. Perché ci chiamiamo machnovisti? Perché per la prima volta durante i giorni più oscuri della reazione in Ucraina, abbiamo visto tra noi un amico leale, Machno, la cui voce di protesta contro ogni forma di oppressione dei lavoratori risuonò per tutta l'Ucraina, esortando alla lotta contro tutti i tiranni, i malfattori e i ciarlatani della politica che ci ingannavano, Machno, che ora marcia deciso al nostro fianco verso la mèta finale, l'emancipazione del proletariato da ogni forma di oppressione.

3. Che cosa intendiamo per emancipazione? Il rovesciamento dei governi monarchici, di coalizione, di repubblicani, socialdemocratici e del partito comunista bolscevico, cui deve sostituirsi un ordine indipendente di soviet dei lavoratori, senza più governanti né leggi arbitrarie. Perché il vero ordine dei soviet non è quello instaurato dal governo socialdemocratico-comunista bolscevico, che ora si definisce potere sovietico, ma una forma più alta di socialismo antiautoritario e antistatale, che si manifesta nell'organizzazione di una struttura libera, felice e indipendente della vita dei lavoratori, nella quale ciascun individuo, così come la società nel suo complesso, possa costruirsi da sé la propria felicità e il proprio benessere secondo i principî di solidarietà, di amicizia e di uguaglianza.

4. Come consideriamo il sistema dei soviet? I lavoratori devono scegliersi da soli i propri soviet, che soddisferanno i desideri dei lavoratori - cioè, soviet amministrativi, non soviet di stato. La terra, le fabbriche, gli stabilimenti, le miniere, le ferrovie e le altre ricchezze popolari devono appartenere a coloro che vi lavorano, ovvero devono essere socializzate.

5. Attraverso quale via i machnovisti potranno realizzare i loro obiettivi? Con una rivoluzione senza compromessi e una lotta diretta contro ogni arbitrio, menzogna ed oppressione, da qualunque fonte provengano; una lotta all'ultimo sangue, una lotta per la libertà di parola e per la giusta causa, una lotta con le armi in mano. Solo attraverso l'abolizione di tutti i governanti, distruggendo le fondamenta delle loro menzogne, negli affari di stato come in quelli economici, solo con la distruzione dello stato per mezzo della rivoluzione sociale potremo ottenere un vero ordine di soviet e giungere al socialismo.» 


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