Si è riacceso lo spirito separatista dell'isola Corsa. L’ondata di proteste è a sostegno del militante indipendentista Yvan Colonna, aggredito brutalmente da un detenuto nel carcere di Arles, nella regione della Provenza. L'uomo, che si trova ora in fin di vita, sta scontando un ergastolo per l'assassinio del prefetto francese Claude Erignac, avvenuto nel 1998. I manifestanti, che sono scesi in piazza al grido di “Statu Francese Assassinu”, accusano Parigi di essere responsabile del tentativo di omicidio del militante.

Il militante, tutt’ora in coma, ha subito un’aggressione da parte di un altro detenuto “estremista islamico” – Franck Elong Abé – filmata e durata ben 8 minuti senza che l’amministrazione penitenziaria del carcere di massima sicurezza di Arles in cui è detenuto intervenisse.

Un paradosso, se si pensa che le autorità giudiziarie e carcerarie hanno sempre ribadito che dovesse essere “particolarmente sorvegliato”, ma non in questo caso per tutelare la sua incolumità fisica.

Per far fronte a questa ondata di proteste il governo francese si è detto disposto a discutere dell’autonomia della regione, ma ponendo come condizione per iniziare il dialogo il ritorno della calma.

Nel frattempo, però la situazione nell’isola si fa sempre più tesa e lo scenario potrebbe aggravarsi ulteriormente se Yvan Colonna, 61 anni, che è ricoverato in uno stato di "morte cerebrale", dovesse morire.

Ed è stata la gravità della situazione a spingere l’Eliseo ad intavolare urgentemente la discussione, “non per cedere alle pressioni della strada”, ma perché "quando si hanno centinaia di liceali di 16 o 17 anni che vanno più o meno ad attaccare i poliziotti con l'ascia, il primo dovere è quello di evitare una morte tra i 16 e 17enni.

Un amplissimo fronte di organizzazioni indipendentiste corse il 9 marzo, si è costituito come collettivo con il fine di coordinare le tappe delle mobilitazioni scoppiate in seguito al tentativo di uccidere Yvan Colonna, il 2 marzo scorso.

Questa sorta di coalizione, che raggruppa differenti esperienze del variegato mondo dell’indipendentismo corso – come specifica Corsica Libera, storica organizzazione politica dell’indipendentismo progressista dalla sua pagina Facebook – “d’ora in poi interverrà sul campo per evitare che i giovani corsi siano esposti alla repressione e all’estrema violenza della polizia”.

Gilles Simeoni di Femu a Corsica, attuale presidente dell’esecutivo della Corsica ed ex sindaco di Bastia, ha fatto appello ai responsabili del mantenimento dell’ordine. Con un comunicato molto duro afferma di comprendere e condividere il sentimento d’indignazione, espressa particolarmente dai giovani, su ciò che è accaduto e usa toni molto duri nei confronti delle forze dell’ordine.

Chiede quindi che non vengano assolutamente utilizzati “flash-ball, LBD, granate stordenti, cariche poliziesche, manganellate, o lacrimogeni ad altezza uomo”.

I giovani studenti delle medie superiori e delle università sono stati i principali protagonisti di quest’inedita ondata di mobilitazioni, con una serie di agitazioni che hanno bloccato gli istituti in tutta la Corsica.

Iniziative che specie di notte hanno dato vita a veri e propri momenti di guerriglia urbana soprattutto tra le strade delle due principali città (Bastia, Ajaccio, Calvi, ecc.) ed attacchi incendiari alle prefetture e alle sotto-prefetture, e vari istituzioni.

Per i media di regime questa vicenda è una manna per i nazionalisti radicali pro-indipendenza, che vogliono mettere i bastoni tra le ruote a Gilles Simeoni (presidente della giunta regionale corsa, ndr), accusato di fare un patto con lo Stato, e tali nazionalisti sarebbero stati in grado di “formattare le menti di questi giovani”, molti dei quali all'epoca dell'omicidio di Erignac non erano neanche nati.

Non tutti i manifestanti sono "necessariamente nazionalisti" ma ciò che accomuna tutti quelli che sono scesi in piazza è il senso di ingiustizia e la rabbia contro le istituzioni nazionali. Secondo i dimostranti "l'amministrazione penitenziaria è più permissiva con un terrorista islamista che con un nazionalista corso" e da lì a pensare che sia stato ordito un complotto per eliminarlo il passo è breve.


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Hakim Bey, il sogno anarchico delle T.A.Z.

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