Il 19 luglio 2020 alcuni membri di Libere Comunità presso la micronazione del Bardo, hanno avuto modo di intraprendere un aperto confronto con degli esponenti di Movimento Libertario. Per quanto ognuno di noi sia rimasto sulle proprie convinzioni (ma sicuramente con qualcosa in più su cui ragionare!) l'incontro è sicuramente stato utile per poter criticare più lucidamente le contraddizioni della politica moderna, svincolati da luoghi comuni e preconcetti, oltre che ad avere idee più chiare su tale movimento.

Libere Comunità si è sempre dichiarato e si dichiara tutt'ora un movimento tradizionalmente anti-capitalistico, ma abbiamo voluto in qualità di "liberti" pensatori, avere la possibilità di sfruttare l'occasione di confrontarci faccia a faccia con i diretti interessati, scindendo affinità e divergenze, ma pur sempre liberi di conoscere, e poi di giudicare.

Per chi non conoscesse questo sito e il movimento Libere Comunità, sfogliando i nostri articoli è facile accorgersi che il tipo di analisi che cerchiamo di fare sulla politica come fenomeno è destinato allo studio socio-umanistico e antropologico, per aver lucidità su qualsivoglia possa essere la scelta del tipo di struttura organizzativa che una Micronazione o una Libera Comunità può adottare.

A differenza di altri, non ci sentiamo portatori di alcuna verità assoluta, altrimenti la nostra ricerca non avrebbe nessun progresso come finalità.

Gli anarco-capitalisti possono essere definiti dei capitalisti classici? E soprattutto, possono essere definiti anarchici?

“Lo Stato, a differenza di quanto accade con una banda di malfattori, non è considerato una organizzazione criminale; anzi, solitamente i suoi tirapiedi hanno rivestito le posizioni più elevate nella società. Si tratta di una condizione che permette allo Stato di cibarsi delle proprie vittime e, al tempo stesso, di raccogliere il sostegno, o almeno l’acquiescenza, di gran parte di esse a questo processo di sfruttamento.”

(Murray Rothbard)

Lo stesso autodefinirsi "anarchici" dei principali esponenti dell'anarco-capitalismo è stato spesso contestato a livello italiano dagli altri movimenti anarchici. Nonostante ciò, gli anarco-capitalisti credono che la via da loro proposta sia la sola attraverso cui è possibile giungere a realizzare concretamente l'ideale di assenza dello stato cui tendono anche gli anarchici "tradizionali".

Gli anarco-capitalisti rispondono all'epiteto di ossimorici o pseudo-anarchici asserendo che: quello in cui viviamo oggi non si tratterebbe di un vero "capitalismo ideale", bensi di un'oligarchia tecnocratica ove gli stati-nazione sono collusi con un sistema lobbista che attraverso il "pubblico" causa clientelismo e sprechi ai massimi livelli e a favore di pochi, mentre un vero libero mercato consentirebbe la garanzia di servizi umanistici e non, incentivati dalla competizione naturale a garantire il miglior servizio alla migliore offerta.

"Se è difficile credere che lo Stato possa produrre con successo le automobili o il cibo, perché mai dovremmo ritenere che in una produzione certo non meno semplice quale quella del diritto lo Stato avrà maggiore successo? Perché chi è scadente nel consegnare la posta o nel far viaggiare i treni dovrebbe eccellere nella gestione delle scuole o degli ospedali?"

(David Friedman, da "Il marchingegno della libertà", 1973) 

Nei confronti dell'anarchismo collettivista, gli anarco-capitalisti esprimono critiche assai dure, accusandoli di essere dominati da idee di provenienza marxista. Ad ogni modo, questo anarco-liberismo si differenzia radicalmente dall'anarco-socialismo sostenuto da Proudhon prima e Bakunin poi, e in parte anche dall'anarchismo individualista di Max Stirner.

In sintesi, gli an-cap ritengono che la libertà individuale rappresenti il bene politico supremo e che l'unica soluzione ragionevole per assicurarne un'adeguata protezione stia nella scelta di affidarla ad enti in competizione tra di loro. Nella teoria an-cap le istituzioni pubbliche lasciano il posto ad ordinamenti legali scelti dalle persone nel quadro di un mercato competitivo. In questo senso, la componente più radicale dell'anarco-capitalismo propone che anche i servizi della difesa, della giustizia e dell'ordine pubblico si trasformino nel prodotto di aziende private, impegnate a contendersi clienti attraverso il soddisfacimento al meglio delle loro esigenze.

In quanto Comunitaristi Libertari, ci sentiamo d'accordo sulla questione dell'auto governo, oltre a una distinzione tra proprietà privata e privatizzazione, ma riteniamo che una rivoluzione economica non sia sufficiente e che debba avvenire parallelamente a una rivoluzione che sia anche sociale e spirituale, in quanto i problemi sociali e si riformerebbero, portando nuovamente di riflesso a movimenti reazionari socialisti, e con il timore che tali enti si trasformino in "Stati privati", di cui cambia solo la sostanza economico-burocratica.

Per gli an-cap infatti, le funzioni oggi svolte dallo Stato dovrebbero tornare alle libere associazioni, alle comunità volontarie e allo spirito filantropico. Nella teoria della società strutturata sul libero mercato l'esistenza stessa del Welfare, come forma di assistenzialismo garantito costituzionalmente e legalmente, si renderebbe del tutto inutile, essendo gli individui in grado di interagire in un mercato del lavoro estremamente diversificato e competitivo e potendo così ricavare dalle proprie aumentate capacità produttive le risorse finanziarie necessarie a provvedere al mantenimento della propria salute, nonché alla propria previdenza.

"Non esiste un "movimento ancap ufficiale", ma che qualche an-cap abbia sostenuto o sostenga un mutualista, non è improbabile. Il mutualismo non si oppone alla proprietà privata e quindi è inglobabile all'interno di un sistema anarco-capitalista. Il mutualisti, quali Proudhon, sostengono che in vece dello stato è auspicabile il formarsi di un tipo di "mutua azienda", per l'appunto mutualistica. A un an-cap che si formino aziende mutualistiche o meno non interessa molto. L'importante che queste aziende rispettino il principio di non aggressione e di proprietà privata. Se lo fanno allora il mutualismo è al 100% compreso all'interno del framework an-cap. Se non lo fanno, allora è un semplice tipo di statalismo minarchista."

(Jack Zana)

Ecologia di Mercato

L'eco-capitalismo, a volte indicato come capitalismo verde ma principalmente chiamato ambientalismo del libero mercato, è figlio del capitalismo e dell'ambientalismo, crede che il desiderio del mercato di prodotti più ecologici combinati con prodotti più efficienti sotto il profilo delle risorse siano più redditizi, beneficenza e i proprietari di proprietà che non vogliono che la loro proprietà venga inquinata limiterebbero naturalmente la quantità di inquinamento dell'ambiente terrestre in modo naturale.

"Il capitalismo viene spesso accusato dagli ecologisti di essere responsabile dei maggiori problemi ecologici, come l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, l’esaurimento delle risorse naturali, la deforestazione, la desertificazione, l’estinzione delle specie animali e vegetali. Questa idea è servita a giustificare un intervento massiccio dello stato nel campo ambientale, sotto forma di collettivizzazione dei beni, minuziose regolamentazioni, tasse sulle imprese “inquinanti” e altre misure restrittive.

L’ecologia di Stato, che ha moltiplicato le burocrazie ambientali affidando a politici e burocrati quelle decisioni che un tempo erano di esclusiva competenza dei proprietari e delle comunità, non ha dato però buoni risultati. L’estensione della proprietà pubblica ha spesso favorito il degrado del territorio e degli ambienti naturali. È facile accorgersi, infatti, che ad essere inquinate o abbandonate all’incuria sono solitamente le risorse pubbliche come l’atmosfera, i mari, i laghi, i fiumi, le spiagge, le foreste: quelle cioè prive di un proprietario. Le risorse private, al contrario, risultano generalmente ben conservate.

L’ecologia di mercato parte da questa constatazione per proporre una nuova forma di gestione dell’ambiente, basata sui diritti di proprietà, sul libero mercato e sull’associazionismo privato. Quasi sempre la presenza di un proprietario assicura una miglior protezione, una miglior cura e un incremento di valore dei beni naturali. Si spiega così perché sono le specie animali in proprietà pubblica, come i bisonti, le tigri, gli elefanti, le balene o i pesci nei mari aperti che rischiano l’estinzione. Al contrario le mucche, i maiali, le galline o i pesci in acquacoltura proliferano meravigliosamente, perché i proprietari sono interessati alla loro proliferazione.

Il problema dello statalismo ambientale è che i beni pubblici sono spesso trattati come beni di nessuno, dato che i politici e i burocrati non hanno alcun incentivo personale a tutelarli. Nei paesi comunisti si sono verificati delle catastrofi ambientali molto peggiori che in Occidente (si pensi alla desertificazione del Lago d’Aral), perché la gestione burocratica dei beni era molto estesa, la proprietà privata assente e i prezzi di mercato completamente distorti."

(Guglielmo Piombini)


🌱 Vuoi supportarci? Visita il nostro eco-shop:

👁️ Guarda anche

L'Ecosofia del Comunitarismo Anarchico

Alcuni anni fa, un gruppo pagano greco credeva nella possibilità di creare un villaggio dove poter vivere e lavorare in base alle proprie convinzioni e interessi. Questa sarebbe forse la salvezza nel mondo moderno: il ritorno alla comunità.

Può essere assurdo per molti, ma è senza dubbio un colpo duro contro il processo di urbanizzazione e concentrazione di popolazioni in cui ci troviamo, e questo è già qualcosa. La battaglia del futuro sarà tra centralizzazione e decentralizzazione, tra potere centrale e periferia.

🎥 Maurizio Ferraris: il Webfare e la Libertà

Se ogni nostro atto da utenti sul web è produzione di valore, cioè di dati, come dare riconoscimento di lavoro alle azioni che compiamo nell’infosfera?

Herbert Marcuse e il pensiero anti-autoritario

Herbert Marcuse è stato uno dei pensatori più influenti del Novecento, soprattutto è nota la passione che per lui avevano gli studenti in rivolta nei tardi anni sessanta. Il suo pensiero, intrinsecamente anti-autoritario, rispecchiava la volontà di cambiamento radicale che animava la protesta dei giovani in tutto il mondo occidentale; il suo rifiuto di ogni forma di repressione, il suo secco no alla civiltà tecnologica (in entrambe le declinazioni liberal-capitalistica e comunista-sovietica), lo resero il filosofo del "grande rifiuto" verso ogni forma di repressione.

Per una rete di Libere Comunità

L'idea di rimodellare il mondo e l'umanità, in virtù di una sfida non solo ecologica, ma economica, politica e sociale, ripensando al concetto di comunità e soprattutto di piccola patria ("small is better" direbbero gli inglesi o, meglio ancora, "less is more") è un'idea che, volenti o nolenti, terrà banco nel futuro prossimo.

I comunitaristi libertari africani di Afro Native Pride Liberia

Oggi abbiamo chiesto ai nostri fratelli Africani dell' ANPT (Afro Native Pride Liberia) di spiegarci la loro visione del mondo, la loro comunità è attiva da una decade, e qui ci illustrano il perchè hanno aderito al Comunitarismo Libertario. Ringraziamo pubblicamente il loro portavoce, passandogli metaforicamente la penna per descriverci la sua realtà comunitaria libertaria ed autosufficiente!

Il Distributismo applicato alle Libere Comunità

L'anarco-distributismo non si adatta perfettamente alle categorie tipiche. Non è né l'anarcocapitalismo né l'anarco-comunismo: non è contemporaneamente né l'uno né l'altro. È fondamentalmente mutualismo, ma di una varietà diversa. È anticapitalista nel senso più completo.(1) È di sinistra-libertario. Come anarchico, l'anarco-distributista cerca in definitiva la totale abolizione dello Stato. Tuttavia, l'anarco-distributista è realistico sul ruolo che il governo svolge nella società esistente e continuerà a svolgere nell'immediato futuro.

Autodeterminazione nazionale, internazionalismo e socialismo libertario

Ci sono pochi argomenti di maggiore disaccordo tra i socialisti libertari di "liberazione nazionale" e "autodeterminazione nazionale".

Per "socialisti libertari" si intendono anarchici di ogni tipo, anche marxisti libertari autonomi e altri con politiche simili.

Con "liberazione/autodeterminazione nazionale", l'idea che alcune nazioni sono oppresse e meritano di essere liberate da tale oppressione e di poter decidere da sole sotto quali sistemi sociali, economici e politici desiderano vivere.

L'Ecologia Libertaria

Il pensiero ecologico moderno matura negli anni Settanta e Ottanta alimentato, almeno in parte, dall’onda lunga e la grandissima risonanza di libri pionieristici come Primavera silenziosa di Rachel Carson (1962), che per primo aveva raccontato i danni di DDT e fitofarmaci sull’ambiente e la salute umana.

Durante le sue prime manifestazioni, il movimento ambientalista inizia un’analisi dello stato del pianeta partendo da innumerevoli spunti e intuizioni spesso governati da ricerche scientifiche, a volte da approcci mistici, altre da una mescolanza propria o impropria delle due cose. Ognuna di queste visioni del mondo ha la sua analisi, i suoi scenari, le mappe su cui costruire una “soluzione” ai problemi ambientali.

L'Anarchismo Epistemologico di Feyerabend

La pista anarchica non è solo auspicabile in ambito politico, ma bensì anche nel campo dell’epistemologia.

Paul Feyerabend con il suo libro “Contro il Metodo” presenta la sua teoria anarchica della conoscenza, essa si fonda sul desiderio di accrescere la libertà, di condurre a una vita piena e gratificante, e il corrispondente tentativo di scoprire i segreti della natura e dell'uomo che comporta il rifiuto di ogni norma universale e di ogni tradizione rigida.

Rifiutandosi d’essere un osservatore di norme rigorose considera l’anarchismo "una eccellente medicina per l'epistemologia e per la filosofia della scienza".

I comunitaristi libertari nativi americani d'Alaska

Oggi noi di Libere Comunità vi presentiamo i comunitaristi libertari delle tribù dei nativi americani d'Alaska. Ringraziamo il compagno Rinehart per averci inviato l'articolo raccontandoci la sua esperienza e la formazione della sua comunità libertaria indipendente ed autosufficiente formata da nativi americani in Alaska... buona lettura.

L'Anarchismo Spirituale nell'Anarca

L'Anarca è quell'individuo sovrano nato dalla mentalità fuori dal comune che attingeva dall'illimitato pozzo della storia, della filosofia e dell'arte.

Lui-lei è al di là della sinistra o della destra, si muove senza fine in modo nomade con libertà mutevole attraverso il pensiero, sintetizzando idee contrastanti. Ma sempre saldamente radicato nel nichilismo. Questo è il vero anarchico. La loro è l'anarchia che ha prodotto (e produce tuttora) una vasta sottocultura ermetica e letteraria sotterranea.

Hakim Bey, il sogno anarchico delle T.A.Z.

Questa volta però vengo come il Dioniso vittorioso, che trasformerà il mondo in una vacanza... Non che abbia molto tempo...Nietzsche (dalla sua ultima “folle” lettera a Cosima Wagner)

I corsari e i pirati dei mari del XVIII secolo crearono una “rete d'informazione” che si estendeva per l’intero globo: primitiva e primariamente rivolta a truci affari, la rete funzionava nondimeno ammirabilmente. Sparse attraverso la rete erano isole, remoti nascondigli dove le navi potevano venire rifornite d'acqua e cibo, il bottino scambiato per necessità e lussi. Alcune di queste isole sostenevano “comunità intenzionali”, intere mini-società che vivevano coscientemente al di là della Legge e decise a rimanerci, anche se solo per breve ma felice esistenza.

🎥 Libere Comunità incontra Patria Socialista - intervista e dibattito con Igor Camilli

La vita ci regala emozioni e momenti bellissimi, ma allo stesso tempo ci pone davanti a ostacoli e sfide che ci mettono in grande difficoltà.

L’importante è farsi trovare pronti, soprattutto a livello mentale, in modo da trovare dentro di noi la forza per superarli.

L'Anarchismo non è (solo) un club del libro

L’articolo di oggi vuole essere un invito a prendere per mano il proprio destino in una epoca segnata da continue divisioni sociali.

Il ruolo della cultura e della (contro)cultura in questi casi può essere sia la croce che la delizia di qualsiasi sottocultura si presenti per fare avere una propria identità a chi, non è soddisfatto di questa sopravvivenza, in una società dai mille compromessi che serve solo ad annichilire e far sprofondare sottoterra gli animi nobili e sensibili che potrebbero davvero contribuire ad una (de)crescita della qualità della vita.

John Zerzan, pioniere dell'Anarco Primitivismo

Le opere di John Zerzan criticano la civiltà agricola come intrinsecamente opprimente e sostengono il ricorso ai modi di vita dei cacciatori-raccoglitori come ispirazione per come dovrebbe essere una società libera. Gli argomenti della sua critica includono l'addomesticamento, il linguaggio, il pensiero simbolico (come la matematica e arte) e il concetto di tempo.

Panarchia?! Che cos'è? Si mangia?

Nel suo articolo del 1860 "Panarchia" Paul-Emile De Puydt, che espresse anche il suo sostegno all'economia del laissez-faire, applicò il concetto al diritto dell'individuo di scegliere qualsiasi forma di governo senza essere costretto a spostarsi dal luogo in cui si trova attualmente. Questo è talvolta descritto come "extraterritoriale" (o "exterritoriale") poiché i governi spesso servirebbero appezzamenti di terreno non contigui.

Là dove finisce lo Stato, comincia l'uomo che non è superfluo

Si chiama Stato il più gelido di tutti i mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: "Io, lo Stato, sono il popolo".

È una menzogna! Creatori furono coloro che crearono i popoli e sopra di essi affissero una fede e un amore: così facendo servirono la vita.

Distruttori sono coloro che sistemano trappole per i molti e li chiamano Stato: su di essi affiggono una spada e cento cupidigie.

Dove ancora esiste, il popolo non capisce lo stato e lo odia come occhio malvagio e colpa contro i costumi e i diritti.

Proudhon: Dio è il Male, l'Uomo è Libero

Proudhon amava lo scandalo e la provocazione, e questo ha portato lui e i suoi amici nei guai. Nel suo Sistema di contraddizioni economiche, ha avvolto la sua tesi già provocatoria sull'evoluzione delle istituzioni attorno a una narrativa scandalosa sull'"ipotesi di Dio". Proudhon era affascinato dal cristianesimo e ne scrisse da una varietà di prospettive e con una varietà di toni, ma è probabilmente ricordato soprattutto per scritti come il suo "Inno a Satana" e il capitolo finale dei primi volumi delle Contraddizioni economiche, dove si elaborò una sorta di dichiarazione di guerra contro l'idea stessa di Dio.

"Il marxismo è alieno alla mia cultura quanto il capitalismo": Nativi Americani e Rivoluzione

Il seguente discorso fu tenuto da Russell Means nel luglio del 1980 davanti a migliaia di persone di tutto il mondo che si erano radunate per il "Black Hills International Survival Gathering", sulle Black Hills, nel Dakota del Sud, negli Stati Uniti. È il discorso più famoso di Russell Means. Membro della tribù Oglala Lakola, probabilmente è stata la personalità più conosciuta dell’American Indian Movement degli USA, fondato nel 1973 con l’occupazione di Wounded Knee. Means è stato anche attore, carriera che iniziò con il ruolo di Chingachgook nel film "L’ultimo dei Mohicani", autore e filosofo. È deceduto il 22 ottobre del 2012 a 72 anni.

L'Agorismo

L'agorismo, abbreviato in (Anarchia, Agorà, Azione), come ideologia politica riguarda più i mezzi che i fini. In breve, afferma che il modo migliore per raggiungere una società libera è attraverso i mercati neri e grigi. Fu proposto per la prima volta da Samuel Edward Konkin III alle conferenze CounterCon I nell'ottobre 1974 e CounterCon II nel maggio 1975.

Per gli agoristi è importante distinguere tra mercati grigi e neri e un "mercato rosso". L'agorismo supporta solo comportamenti legali ma al di fuori del quadro del sistema statale (mercati grigi) o illegali ma non intrinsecamente violenti (mercati neri), ma non supporta il commercio relativo a cose che violano il principio di non aggressione (il mercato rosso). Sostengono tutti gli usi della Controeconomia definendola come la somma di tutte le Azioni Umane non aggressive vietate dallo Stato.